Merano scommette sulla Calabria: il WineFestival accende i riflettori sul futuro dell’enologia italiana
Un ponte enologico lungo 1.200 chilometri, teso tra le vette alpine e le coste assolate dello Ionio. Un’alleanza che suona come una scommessa, quasi un paradosso geografico e culturale, che unisce Merano, cuore pulsante della viticoltura altoatesina, e Cirò, culla di un’eredità enologica millenaria. Eppure, dal 5 all’8 giugno, accadrà di nuovo. Per il secondo anno consecutivo, il Merano WineFestival sceglie la Calabria come sua dimora estiva, trasformando un’intuizione in una solida certezza.
Il merito è di una visione, quella dell’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo, la cui tenacia ha persuaso nientemeno che Helmut Kocher, fondatore e anima del festival. Kocher, il leggendario “The Winehunter”, l’uomo che per oltre trent’anni ha scandagliato il mondo per portare le eccellenze a Merano, ha accettato di invertire la rotta: portare Merano e il suo sigillo di qualità in una terra dal potenziale immenso, ma non ancora pienamente espresso. La prima edizione è stata la prova generale; quella del 2026, forte di un programma ampliato a quattro giorni, si preannuncia come la consacrazione.
Il sipario si alza venerdì 5 giugno nella suggestiva cornice della Torre Aragonese di Melissa. Qui, a partire dalle 17, una serie di seminari tecnici aprirà le danze, un prologo intellettuale che culminerà in un’apericena dove i sapori del territorio diventeranno linguaggio universale.
Il cuore pulsante della manifestazione esploderà sabato 6 giugno, quando il borgo di Cirò si trasformerà in un teatro del gusto a cielo aperto. La formula, collaudata e vincente, è quella dello “Street Wine & Food Festival”. Sette isole collettive orchestreranno una sinfonia di sapori, offrendo una parata di giganti dell’enologia italiana: dal Brunello di Montalcino al Barolo, fino all’Amarone della Valpolicella. Le bollicine risponderanno all’appello con i loro alfieri più prestigiosi, dal Prosecco di Valdobbiadene alla Franciacorta, passando per il Trento Doc. In questo contesto d’eccezione, i vini calabresi non saranno semplici comprimari, ma protagonisti assoluti, pronti a misurarsi e a dialogare con le eccellenze nazionali.
Domenica 7, l’epicentro si sposterà a Borgo Saverona, a Cirò Marina, per una giornata espositiva che vedrà oltre 100 tavoli di cantine, birrifici, liquorifici e artigiani del cibo. La giornata di lunedì 8, invece, sarà un capitolo a sé, un momento esclusivo e strategico dedicato all’incontro diretto tra ristoratori e produttori.
“Siamo andati oltre la semplice narrazione dell’agricoltura calabrese”, afferma con orgoglio l’assessore Gallo. “Ora siamo nella fase della dimostrazione. Le nostre cantine non hanno alcun timore reverenziale e sono pronte a confrontarsi. Questa è la via per una crescita che non si fermerà”.
Gli fa eco lo stesso Helmut Kocher, la cui sorpresa è quella di un cacciatore che scopre una gemma nascosta. “Ho sempre cercato l’eccellenza, e in Calabria ho trovato un potenziale enorme, una varietà di vitigni autoctoni che è un patrimonio unico in Italia. C’è la visione di un assessore che crede fermamente nell’innalzamento del livello qualitativo. Ci vorrà tempo, certo, ma la Calabria del vino è destinata a raggiungere i vertici. Questa regione non è solo una meta da scoprire, ma rappresenta il futuro dell’enologia italiana”.
Un futuro che, come sottolinea Fulvia Caligiuri, direttrice generale dell’Arsac, si costruisce anche correggendo le piccole criticità del passato per puntare ancora più in alto. “Quest’anno il coinvolgimento dei ristoratori sarà cruciale, così come l’aspetto della sperimentazione. Il numero di cantine da tutta Italia è cresciuto ancora”. L’invito è aperto a tutti: lasciarsi sedurre da un calice di vino, da un piatto creato ad arte, in una serata di inizio giugno, sospesi tra le colline e l’orizzonte dello Ionio.





