Mendicino, il sipario si alza sul borgo: la “Scuola dei Classici” trasforma il teatro in esperienza totale.
A Mendicino il sipario si alza ovunque, tranne che sul palcoscenico. O meglio, non solo lì. La diciottesima edizione della “Scuola dei Classici” smantella le quinte tradizionali e fa del borgo intero una scena pulsante, un organismo teatrale che respira all’unisono con le sue piazze, si inerpica lungo i suoi vicoli e dialoga con la memoria secolare del territorio.
Promossa dalla compagnia Porta Cenere sotto la guida artistica di Nat Filice e Mario Massaro, la rassegna, inaugurata l’11 maggio, si dipanerà fino al 20 giugno 2026, orchestrando un dialogo vibrante tra il Teatro Comunale, il suo Ridotto, Palazzo Campagna, l’Anfiteatro Catalano e persino i sentieri naturalistici che avvolgono il centro storico. Un’iniziativa ambiziosa, sostenuta dal patrocinio della Città di Mendicino e cofinanziata dalla Regione Calabria, che trascende la definizione di semplice festival per farsi laboratorio permanente, un crocevia dove cultura, formazione e paesaggio si fondono in un’unica, audace narrazione.
“Siamo partiti nel 2007 con un’idea precisa: offrire ai ragazzi un accesso privilegiato ai grandi classici,” spiega Mario Massaro, la cui visione ha saputo evolversi senza mai tradire le origini. “Oggi, quell’idea è diventata un’esperienza immersiva. Usiamo il teatro come una lente d’ingrandimento per svelare la bellezza stessa di Mendicino, trasformando ogni angolo in una potenziale scoperta.”
Esempio lampante di questa filosofia è “Le avventure di Giovannino” di Elisa Ianni Palarchio, una rilettura audace della celebre fiaba di Italo Calvino. Qui, la quarta parete non esiste. I bambini non sono spettatori passivi, ma co-autori di una storia che si nutre delle loro intuizioni, dei loro suggerimenti, della loro energia. “Ho voluto riscrivere il finale,” confessa l’attrice. “Nella versione originale, Giovannino soccombe, spaventato dalla sua stessa ombra. Un epilogo che sentivo quasi come un tradimento del suo viaggio. Il mio Giovannino, invece, trova la sua strada, costruisce il suo futuro. È un simbolo di coraggio.” Lo spettacolo perde la sua rigidità scenica per recuperare l’essenza primordiale del racconto orale, quel cerchio magico attorno al fuoco dove le storie prendevano vita grazie all’immaginazione collettiva. “Senza il loro intervento,” ammette, “la magia svanirebbe.”
Ma la “Scuola dei Classici” è anche, e soprattutto, fucina di talenti. Ne è prova tangibile “Le Troiane”, culmine del percorso laboratoriale della Drama School, uno dei pilastri pedagogici della compagnia. Sotto la regia di Nat Filice, le giovani allieve e gli allievi hanno dato corpo e voce a una delle tragedie più laceranti di Euripide. Le loro non erano figure mitologiche intrappolate in un passato remoto, ma l’eco universale del dolore inflitto dai conflitti, un grido potente che risuona con drammatica attualità. Il laboratorio si fa così produzione artistica, dimostrando che il teatro non è solo spettacolo da consumare, ma esperienza da vivere, un processo di crescita umana prima ancora che professionale.
Il futuro prossimo della rassegna è un mosaico di linguaggi eterogenei: dal trekking culturale alle osservazioni astronomiche, fino agli interventi di video mapping di Giampaolo Palumbo, chiamato a ridisegnare le architetture storiche con narrazioni di luce. Il 4 giugno, il Teatro Comunale ospiterà “Antigone – Il sogno della farfalla” di Donatella Venuti, mentre l’Anfiteatro Catalano si prepara ad accogliere giganti della scena italiana come Pippo Franco, Paola Quattrini, Giorgio Colangeli e Debora Caprioglio, in un cartellone pensato per unire pubblici e generazioni.
Questa diciottesima edizione porta con sé un’anima speciale, una dedica commossa alla memoria di Renato Costabile, figura chiave nell’ideazione del progetto, mentore e amico. “Abbiamo immaginato tutto questo insieme,” ricorda con emozione Massaro. “Portare avanti la rassegna è il nostro modo per custodire il suo sguardo, per mantenere viva la sua idea di cultura.”
Fino al 20 giugno, Mendicino non ospiterà semplicemente il teatro: diventerà teatro. Un luogo dove la cultura si fa strumento per riscoprire il territorio e, soprattutto, per costruire la comunità.





