Nomine annullate al Procuratore della Repubblica, Domenico Guarascio, e della Presidente del Tribunale di Crotone, l’appello dei Cittadini Liberi al CSM: “la città non può permettersi un vuoto di potere”
Un terremoto giudiziario scuote il Tribunale di Crotone, e le onde d’urto si propagano fino al tessuto sociale. La recente decisione del Consiglio di Stato, che ha di fatto annullato le nomine del Procuratore della Repubblica, Domenico Guarascio, e della Presidente del Tribunale, Maria Luisa Mingrone, innesca la ferma reazione dell’Associazione Cittadini Liberi Crotone, che lancia un allarme sulla potenziale paralisi della giustizia in un territorio dalla conclamata fragilità.
Pur nel “pieno rispetto delle sentenze e delle prerogative del Consiglio Superiore della Magistratura”, l’associazione, presieduta dal geologo Giuseppe Pirillo, non nasconde la propria “forte preoccupazione” per le ricadute pratiche di tale verdetto. La questione, sottolineano, non è meramente formale. Crotone è un crocevia di criticità: un avamposto nella lotta alla criminalità organizzata, un’area segnata da emergenze ambientali che attendono risposte giudiziarie e una comunità con una domanda di giustizia tanto forte quanto spesso inascoltata.
L’appello, forte e chiaro, è rivolto direttamente al Consiglio Superiore della Magistratura: la richiesta è di scongiurare che la necessaria rivalutazione comparativa dei profili si trasformi in un limbo operativo, un periodo di incertezza che rallenterebbe la macchina della giustizia in un’area che, al contrario, necessita di accelerazioni. La posizione dell’associazione, viene precisato, non è “contro alcun magistrato”. Viene espresso rispetto per il dott. Antonio Bruno Tridico e le sue ragioni, riconosciute in sede amministrativa, ma al contempo si sottolinea con forza un principio cardine: il valore inestimabile della “continuità investigativa” e della profonda conoscenza del territorio già maturate.
In un contesto territoriale come quello crotonese, la stabilità degli uffici giudiziari trascende le dinamiche interne alla magistratura per diventare una questione di sicurezza pubblica, di fiducia nelle istituzioni e di tutela diretta dei diritti dei cittadini. Non è un affare per addetti ai lavori; è il pilastro su cui si regge la speranza di legalità.
Per queste ragioni, l’associazione ha messo nero su bianco le proprie istanze, inviando una memoria formale ai vertici del CSM, alla Quinta Commissione, e, per conoscenza, alla Commissione Parlamentare Antimafia e al Ministero della Giustizia. La chiosa finale è un monito: Crotone non può essere liquidata come “pratica ordinaria”. È un territorio che esige continuità, una presenza tangibile dello Stato e, soprattutto, risposte immediate.





