Isola di Capo Rizzuto: eseguito un ordine di carcerazione nell’ambito dell’indagine “Jonny”
ISOLA DI CAPO RIZZUTO – Nuovi sviluppi giudiziari legati alla storica maxi-inchiesta “Jonny”, l’operazione che ha svelato le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico locale e nella gestione del centro d’accoglienza di Isola di Capo Rizzuto. I Carabinieri della Tenenza locale hanno arrestato un commerciante di 52 anni, già noto alle forze dell’ordine, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Catanzaro.
L’uomo è stato condannato in via definitiva per reati di natura finanziaria e patrimoniale, commessi tra Roma e Isola di Capo Rizzuto nel periodo compreso tra settembre 2013 e marzo 2015. Nello specifico, i giudici lo hanno ritenuto responsabile di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti e trasferimento fraudolento di valori. Su entrambe le condotte pesa l’aggravante della finalità di agevolazione mafiosa, a conferma del legame tra le attività economiche fittizie e gli interessi delle cosche locali. Il 52enne dovrà ora espiare una pena residua di 4 mesi e 19 giorni di reclusione presso la Casa Circondariale di Catanzaro.
Il contesto: cos’è l’indagine “Jonny”
Il provvedimento si inserisce nella fase esecutiva delle pronunce definitive scaturite dalla maxi-operazione “Jonny”. Scattata nel maggio 2017 sotto la direzione della Dda di Catanzaro, l’indagine ha inferto un duro colpo alle cosche Arena e Nicoscia di Isola di Capo Rizzuto, portando alla luce un sistematico e pervasivo condizionamento mafioso sulla gestione del Cara (Centro di Accoglienza richiedenti asilo) di Sant’Anna, una delle strutture più grandi d’Europa.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il clan era riuscito a mettere le mani sui flussi di denaro pubblico destinati all’accoglienza dei migranti. Tra il 2006 e il 2015, a fronte di oltre 103 milioni di euro erogati dallo Stato per i servizi di vitto e alloggio, almeno 36 milioni sarebbero stati distratti e convogliati nelle casse della cosca attraverso un fitto reticolo di imprese cartiere, subappalti e forniture fittizie controllate da prestanome.
L’impianto accusatorio ha retto ai successivi gradi di giudizio, portando a condanne definitive pesantissime. Tra queste spiccano quelle a 8 anni di reclusione per Leonardo Sacco, ex governatore della Misericordia (l’ente che gestiva il centro), e per l’ex parroco don Edoardo Scordio, indicati come i cardini del sistema che legava la gestione formale del Cara agli interessi economici del clan Arena.
L’arresto del commerciante 52enne rappresenta un ulteriore tassello nel più ampio dispositivo di contrasto alla criminalità organizzata condotto dal Comando Provinciale Carabinieri di Crotone. L’attività, svolta in costante coordinamento con la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, conferma l’attenzione degli inquirenti non solo sul piano militare, ma anche sulla sistematica aggressione ai patrimoni illeciti e alle infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’economia legale.





