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Oltre le Sbarre, la Memoria: i Detenuti di Crotone Danno Voce alle Vittime di Mafia

Concluso il percorso di Libera nella Casa Circondariale. Un momento di forte impatto civile con la lettura dei nomi delle donne uccise e l’esposizione di opere create dai reclusi. Presenti le istituzioni per sottolineare il valore rieducativo della pena.

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CROTONE – Voci che rompono il silenzio assordante della colpa, opere d’arte nate dalla privazione per parlare di speranza. Si è concluso questa mattina, tra le mura della Casa Circondariale di Crotone, il percorso “Memoria e impegno”, promosso dal coordinamento provinciale di Libera. Un evento che ha trasformato il tempo della detenzione in un potente rito di riscatto civile, culminato nella lettura dei nomi delle donne innocenti uccise dalla violenza mafiosa.

Un Cammino di Consapevolezza

L’iniziativa, articolata in quattro incontri e guidata dal referente di Libera Antonio Tata con Antonella Marazziti e Umberto Ferrari, non è stata una semplice commemorazione. È stata un’immersione profonda nelle ferite aperte della nostra società. I detenuti hanno ascoltato testimonianze dirette, come quella di Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, vittima di lupara bianca, e hanno dialogato con chi, come Pino De Lucia di Agorà Kroton, dedica la propria vita al sociale. Un percorso pensato per seminare consapevolezza, anche e soprattutto dove la libertà è assente.

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Le Parole che Pesano, l’Arte che Cura

Il momento più toccante della giornata è stato affidato proprio ai detenuti. In un silenzio carico di emozione, hanno prestato la loro voce a madri, sorelle e figlie le cui vite sono state spezzate dalle cosche. Un elenco di nomi che è diventato un atto di responsabilità collettiva. Accanto alla parola, l’arte. I partecipanti al progetto hanno esposto tre opere realizzate con materiali semplici – cartoncino, riso colorato, simboli primaverili – ma cariche di significato: un cuore spezzato a denunciare la violenza sull’umanità e un commosso omaggio agli orfani di mafia, simbolo tangibile di una riflessione sul dolore generato dalle scelte criminali.

Una Rete per la Rinascita

L’evento ha visto una partecipazione corale delle istituzioni, a testimonianza di una visione condivisa della pena. Presenti il Dr. Rocco Scicchitano (Direttore Uiepe Calabria), la Dr.ssa Adele Battigaglia (Direttore Ulepe Crotone), il Primo Dirigente Salvatore Opipari e il Comandante Claudio Caruso. Di particolare rilievo il messaggio del Garante regionale dei diritti dei detenuti, l’avv. Giovanna Francesca Russo: «Nessuno dentro un carcere è il male che si presume abbia commesso, ma è la persona che ha l’opportunità di scegliere da che parte stare».

Un ruolo cruciale è stato svolto dai docenti del CPIA, il cui impegno quotidiano trasforma la reclusione in un’opportunità di crescita. In chiusura, la direttrice della Casa Circondariale, dott.ssa Mariastella Fedele, ha ringraziato Libera per un protocollo d’intesa che, ha sottolineato, «permette di trasformare la pena in un cammino di autentica ricostruzione morale». L’iniziativa di oggi ha dimostrato che la memoria non ha sbarre e che, attraverso la cultura, si può costruire un ponte tra la colpa e un futuro diverso.

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