Isola di Capo Rizzuto al bivio: lo spettro del terzo commissariamento e il nodo depurazione a Capo Piccolo
Il Partito Democratico lancia l’allarme in Consiglio Comunale: «Serve un Patto per la legalità». Sotto accusa la gestione dell’emergenza ambientale che ha messo in ginocchio la stagione turistica.
ISOLA DI CAPO RIZZUTO – Un futuro sospeso tra il rischio di un nuovo blackout democratico e un’emergenza ambientale che soffoca l’economia locale. Il Consiglio Comunale dello scorso 20 agosto ha proiettato Isola di Capo Rizzuto di fronte ai suoi nodi più critici e irrisolti. Sul tavolo della discussione politica si incrociano due binari paralleli ma ugualmente decisivi per il destino del territorio: da un lato, l’insediamento della Commissione d’accesso prefettizia per la verifica degli atti amministrativi; dall’altro, il collasso del sistema depurativo a Capo Piccolo, con un divieto di balneazione che ha compromesso la stagione estiva.
L’ombra del terzo scioglimento: l’appello del PD
L’insediamento della Commissione d’accesso inviata dal Prefetto agita i palazzi della politica locale. L’ipotesi di un terzo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose in appena 23 anni rappresenta uno scenario che la comunità non può permettersi di ignorare.
Durante l’assise, il Partito Democratico ha espresso profonda preoccupazione per gli esiti dell’istruttoria in corso. Il capogruppo dem, Andrea Filici, ha evitato i toni della sterile contrapposizione per lanciare un appello bipartisan rivolto direttamente al sindaco Maria Grazia Vittimberga e al presidente del Consiglio comunale Luigi Rizzo. L’obiettivo proposto è la convocazione di un tavolo di confronto allargato a tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, per blindare le istituzioni democratiche.
«Su temi di questa portata non c’è spazio per la propaganda o per le barricate ideologiche», spiegano dal circolo locale del PD, invocando la nascita di un vero e proprio “Patto per Isola” fondato su pilastri non negoziabili: legalità, trasparenza amministrativa e responsabilità condivisa.
Capo Piccolo in ginocchio: un mese senza mare
Mentre la politica interroga se stessa sulle regole del gioco democratico, l’economia reale del territorio sconta i ritardi strutturali della macchina pubblica. In aula, il dibattito è stato seguito da una folta delegazione di cittadini, commercianti e operatori turistici di Capo Piccolo, esasperati da una crisi che ha colpito il cuore della stagione balneare.
Il divieto di balneazione, scattato il 20 luglio e protrattosi per oltre un mese, ha assestato un colpo durissimo alle attività ricettive. Il bilancio parla di disdette a catena, richieste di risarcimento danni e un pesante deficit d’immagine per una delle mete più suggestive della costa ionica.
Una crisi che, tuttavia, non può essere derubricata a semplice fatalità estiva. Le criticità del sistema di depurazione e i relativi sversamenti nell’area di Capo Piccolo rappresentano un problema storico. Già prima della tornata elettorale del maggio 2025, lo stesso Filici aveva effettuato un sopralluogo nell’area per denunciare lo stato di sofferenza degli operatori.
La proposta: ingegneri ambientali e una commissione d’inchiesta
Per uscire dalla logica dell’eterna emergenza, i democratici chiedono un cambio di paradigma radicale. La richiesta indirizzata alla giunta è quella di avviare immediatamente una programmazione tecnica e strutturale, affidando l’analisi delle cause a un team di professionisti qualificati e ingegneri ambientali.
Accanto al piano tecnico, il PD ha formalizzato la proposta di istituire una Commissione consiliare speciale per verificare lo stato dell’intero sistema depurativo comunale, non limitandosi alla sola area di Capo Piccolo. L’organismo dovrebbe poi evolvere in un tavolo permanente di monitoraggio sulle risorse idriche.
Sotto la lente d’ingrandimento finisce anche la gestione dei fondi straordinari, a partire dalle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Secondo l’opposizione, le ripetute richieste di confronto sulle priorità di investimento per la depurazione sono rimaste inascoltate nei mesi passati, privando il territorio di occasioni storiche per risolvere i problemi infrastrutturali.
«È il momento di smettere di nascondere la polvere sotto il tappeto», ha concluso Filici durante il suo intervento in aula. La sfida per Isola di Capo Rizzuto è ormai tracciata: solo attraverso una netta inversione di rotta sulla legalità e sulla gestione del territorio sarà possibile restituire credibilità e futuro alla comunità.






