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Calabria, Sanità al Bivio tra Collasso e Riforma

Un Sistema sull’Orlo del Collasso La sanità calabrese si trova sull’orlo di un baratro, una condizione di emergenza sistemica che minaccia di compromettere l’intero apparato assistenziale regionale. Sulla regione pende ancora la spada di Damocle del Piano di rientro e del commissariamento, vincoli che ne ingessano la capacità di manovra e impediscono riforme strutturali a lungo termine. Questa fragilità si manifesta con violenza nelle aree periferiche, dove ospedali che rappresentano veri e propri baluardi territoriali—come i presidi di Polistena, Locri, Gioia Tauro e Melito Porto Salvo—vivono una precarietà costante, con il rischio tangibile di una chiusura che lascerebbe intere comunità prive di riferimenti sanitari essenziali.

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L’Emorragia dei Camici Bianchi: Cause e Conseguenze di una Crisi Umana L’epicentro di questa crisi è una vera e propria emorragia di camici bianchi. La carenza di personale medico ha assunto proporzioni drammatiche, una falla che affonda le sue radici in decenni di programmazione inadeguata e reclutamenti insufficienti. Si è innescato un circolo vizioso: i professionisti della sanità evitano la Calabria, scoraggiati da un contesto infrastrutturale e tecnologico carente, e la loro assenza indebolisce ulteriormente il sistema, rendendolo ancora meno attrattivo. Mancano figure cruciali come pediatri, diabetologi e, soprattutto, medici di medicina generale, pilastri della sanità di prossimità. L’architettura sanitaria regionale risulta così sbilanciata, con un’eccessiva dipendenza dalle strutture ospedaliere a discapito di una rete territoriale quasi inesistente. Il risultato è un quadro desolante: reparti stremati da organici ridotti all’osso, liste d’attesa che si allungano a dismisura e pronto soccorso perennemente in apnea. In questo scenario, il diritto costituzionale alla salute si sgretola, diventando una variabile dipendente dalla geografia della residenza.

Le Contromisure della Regione: Tra Soluzioni Tampone e Progetti di Riforma In questa corsa contro il tempo, l’amministrazione regionale ha dispiegato una serie di contromisure emergenziali. È stata intrapresa la via del reclutamento di medici da Cuba, sono state lanciate manifestazioni di interesse per attrarre professionisti da altre regioni italiane e dall’estero, e si è deciso di richiamare in servizio il personale in quiescenza attraverso contratti di lavoro autonomo. Questa strategia è stata consolidata da una norma-ponte approvata dal Consiglio regionale, pensata specificamente per scongiurare la chiusura degli ospedali più a rischio. A questo si aggiunge una leva normativa nazionale che, a partire da gennaio 2026, ha esteso a 72 anni il limite di età per rimanere in servizio. Oltre a queste soluzioni tampone, è stata annunciata una riforma sistemica che mira a ridisegnare dalle fondamenta l’organizzazione sanitaria, separando i percorsi per le patologie acute da quelli per la cronicità.

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Un Cantiere Aperto tra Critiche e Priorità Contese Nonostante la determinazione, queste iniziative vengono lette da molti come palliativi, necessari nell’immediato ma inadeguati a curare le patologie profonde del sistema. Da un fronte trasversale, che include opposizione e settori della stessa maggioranza, si sottolinea come tali misure non aggrediscano le cause strutturali della crisi, ma si limitino a gestirne i sintomi. Parallelamente, si è acceso un dibattito sulle priorità strategiche dell’amministrazione, che nel corso del 2026 ha dedicato notevoli energie al processo di nomina dei nuovi direttori generali delle Aziende Sanitarie Provinciali. Una scelta che, secondo alcuni osservatori, ha distolto l’attenzione dall’emergenza più tangibile vissuta quotidianamente nei reparti e nei pronto soccorso.

La Sfida del Futuro: Attrarre Talenti e Ridisegnare il Sistema Emerge, tuttavia, una consapevolezza corale sulla strada maestra da percorrere. Vi è un ampio consenso sulla necessità di implementare un pacchetto robusto di incentivi, sia economici che logistici, per rendere la Calabria una destinazione professionale allettante per il personale medico. A questa misura dovrà affiancarsi una revisione organica dei perimetri territoriali delle ASP, finalizzata a una gestione più razionale ed efficiente delle risorse disponibili, con l’obiettivo ultimo di trasformare il sistema sanitario regionale da apparato in perenne affanno a un modello non solo sostenibile, ma anche attrattivo.