Operazione Glicine-Acheronte: la ‘ndrangheta in Lombardia tra finanza e gestione dei centri di accoglienza
L’operazione Glicine-Acheronte, coordinata dalla Procura di Catanzaro, ha messo in luce le profonde infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico e istituzionale italiano. Le attività investigative si sono estese in diverse regioni, inclusa la Lombardia, con recenti sviluppi a Brescia che si collegano agli accertamenti avviati lo scorso agosto.
Le indagini hanno documentato come la ‘ndrangheta abbia esteso i suoi interessi fino al settore finanziario e alla gestione di strutture pubbliche.
Le rivelazioni dei pentiti e il riciclaggio internazionale
Secondo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, le cosche sarebbero in grado di controllare il mercato dei titoli di Stato e di avvalersi di sofisticati sistemi di riciclaggio. Un dettaglio significativo emerso dalle indagini riguarda l’impiego di specialisti informatici stranieri. In particolare, un hacker di nazionalità tedesca, Marc Ulrich Goke, sarebbe stato ingaggiato dalla cosca Arena con il compito di “ripulire” i proventi illeciti derivanti dalla gestione del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (Cara).
Colpiti gli interessi imprenditoriali
L’offensiva della Procura ha colpito anche diversi imprenditori considerati vicini alle strutture criminali. Nell’ambito del processo Glicine-Acheronte, è stato eseguito un sequestro di tre società, per un valore complessivo di 30 milioni di euro, a carico di un imprenditore imputato.

