Ambiente

Piana di Sibari Sott’acqua: Il Fiume Crati Rompe gli Argini, 500 Evacuati

SIBARI – La Piana di Sibari si è trasformata in un vasto lago nella notte tra venerdì e sabato, quando il fiume Crati ha rotto gli argini lungo il suo tratto di foce. La piena, temuta per tutta la giornata, ha causato l’evacuazione di circa 500 persone, inondando abitazioni, terreni agricoli e siti di rilevanza storica.

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L’allarme e le evacuazioni immediate

La situazione più critica si è registrata nelle contrade di Thurio, Ministalla e Foggia, nel comune di Corigliano-Rossano, e nelle zone di Lattughelle e Piano Scafo, a Cassano allo Jonio. Il sindaco di Cassano, Gianpaolo Iacobini, ha emesso un ordine di evacuazione urgente per 500 residenti, lanciando un appello sui social network: “Lasciate le abitazioni o salite ai piani alti, limitando gli spostamenti per non intralciare i soccorsi”. Anche il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, ha disposto l’evacuazione precauzionale di circa sessanta famiglie.

Danni ingenti a case, agricoltura e patrimonio culturale

L’acqua ha invaso senza sosta case, stalle e campi coltivati, provocando danni ingenti. Sebbene non si registrino vittime, numerose aziende agricole sono state allagate, con la perdita di raccolti e di diversi capi di bestiame. La furia del fiume ha sommerso anche l’intera area archeologica di Sibari, con l’acqua che ha raggiunto quasi i due metri di altezza, e ha trasformato in canali le strade del villaggio turistico dei Laghi di Sibari.

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La macchina dei soccorsi in azione

All’alba di sabato, i Vigili del Fuoco dei distaccamenti di Corigliano-Rossano e Crotone, insieme ai nuclei fluviali, erano ancora impegnati a recuperare i residenti rimasti bloccati. Sul campo sono intervenute squadre della Protezione Civile regionale e locale, supportate da volontari e personale dei cantieri nautici, che hanno utilizzato imbarcazioni per raggiungere le abitazioni isolate. Le operazioni sono state coordinate direttamente dai sindaci dei comuni colpiti.

Un disastro annunciato

Mentre il livello dell’acqua inizia lentamente a scendere, resta l’amarezza per una tragedia che rievoca gli eventi del 2018 e 2019. La rottura degli argini è avvenuta in un punto dove i lavori di consolidamento e ripristino, sebbene consegnati mesi fa, risultavano ancora fermi, sollevando interrogativi sulla gestione e la prevenzione del rischio idrogeologico nell’area.