VIDEO- Calabria, il “caso” Futuro Nazionale spacca il centrodestra: la linea dura di Occhiuto e Murone si scontra con il pragmatismo civico di Voce.
Il terremoto politico innescato dalla nascita e dal consolidamento di “Futuro Nazionale” – il movimento che fa capo alle posizioni del generale Roberto Vannacci – sta ridisegnando gli equilibri geopolitici della Calabria. Quella che si sta consumando sul territorio è una vera e propria frattura strategica e valoriale all’interno dell’area di centrodestra. Da un lato, i vertici regionali e alcune storiche amministrazioni locali scelgono la via della sanzione e dell’intransigenza politica; dall’altro, realtà come Crotone preferiscono anteporre la stabilità dell’azione amministrativa e la natura civica del mandato alle logiche di scuderia nazionale.
La linea di rottura: il “no” senza appello di Occhiuto e Murone
A tracciare il solco più profondo è stato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Con una decisione netta che non lascia spazio a interpretazioni, il governatore ha estromesso Domenico Giannetta dalla maggioranza regionale a seguito della sua adesione a Futuro Nazionale. La dichiarazione di Occhiuto è stata perentoria: l’esecutivo regionale «non ha nulla a che spartire con chi sceglie Roberto Vannacci». Una presa di posizione che trasforma una scelta di posizionamento in una incompatibilità politica e valoriale insanabile.
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone. Il primo cittadino ha lanciato un vero e proprio ultimatum a Futuro Nazionale, definendo le posizioni del movimento – in particolare gli attacchi a Forza Italia e le tesi su sicurezza e immigrazione – del tutto inconciliabili con la coalizione di centrodestra che sostiene la sua giunta. Per Murone, la coerenza identitaria della coalizione viene prima di tutto, anche a costo di ridisegnare la maggioranza e decretare l’uscita dei vannacciani dal governo cittadino.
La via di Crotone: il pragmatismo di Voce e la difesa del civismo
Lo scenario muta radicalmente se si sposta lo sguardo su Crotone. Qui, l’adesione dei consiglieri comunali Saverio Flotta e Vincenzo Familiari a Futuro Nazionale ha portato alla nascita di un gruppo consiliare ufficiale ispirato al generale. Eppure, il sindaco Vincenzo Voce ha scelto di non seguire la via delle epurazioni.
«Per me cambia poco», ha liquidato la questione il primo cittadino crotonese, ribadendo che l’unico faro della sua azione resta la condivisione del programma amministrativo votato dai cittadini. Rivendicando con forza la propria matrice civica, Voce ha chiarito di non essere soggetto ai diktat o alle “linee” dei partiti nazionali. Nella sua visione, la tenuta dell’amministrazione e la lealtà al progetto per la città superano qualsiasi etichetta o collocazione ideologica, rendendo possibile la convivenza anche con chi esprime posizioni politiche distanti.
Due modelli di governo a confronto
La vicenda calabrese offre così un perfetto caso studio su due modi opposti di intendere la gestione del potere locale. Da una parte, il modello di Occhiuto e Murone, dove la coerenza della coalizione e l’allineamento ai valori dei partiti fondatori del centrodestra rappresentano un vincolo invalicabile. Dall’altra, il modello di Voce, che fa del pragmatismo civico e della continuità amministrativa il nucleo attorno a cui costruire alleanze, slegate dalle dinamiche romane. Sarà il tempo, e la tenuta delle rispettive giunte, a stabilire quale delle due strategie si rivelerà più efficace per il territorio.
Il terremoto politico innescato dalla nascita e dal consolidamento di “Futuro Nazionale” – il movimento che fa capo alle posizioni del generale Roberto Vannacci – sta ridisegnando gli equilibri geopolitici della Calabria. Quella che si sta consumando sul territorio è una vera e propria frattura strategica e valoriale all’interno dell’area di centrodestra. Da un lato, i vertici regionali e alcune storiche amministrazioni locali scelgono la via della sanzione e dell’intransigenza politica; dall’altro, realtà come Crotone preferiscono anteporre la stabilità dell’azione amministrativa e la natura civica del mandato alle logiche di scuderia nazionale.
La linea di rottura: il “no” senza appello di Occhiuto e Murone
A tracciare il solco più profondo è stato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto. Con una decisione netta che non lascia spazio a interpretazioni, il governatore ha estromesso Domenico Giannetta dalla maggioranza regionale a seguito della sua adesione a Futuro Nazionale. La dichiarazione di Occhiuto è stata perentoria: l’esecutivo regionale «non ha nulla a che spartire con chi sceglie Roberto Vannacci». Una presa di posizione che trasforma una scelta di posizionamento in una incompatibilità politica e valoriale insanabile.
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca il sindaco di Lamezia Terme, Mario Murone. Il primo cittadino ha lanciato un vero e proprio ultimatum a Futuro Nazionale, definendo le posizioni del movimento – in particolare gli attacchi a Forza Italia e le tesi su sicurezza e immigrazione – del tutto inconciliabili con la coalizione di centrodestra che sostiene la sua giunta. Per Murone, la coerenza identitaria della coalizione viene prima di tutto, anche a costo di ridisegnare la maggioranza e decretare l’uscita dei vannacciani dal governo cittadino.
La via di Crotone: il pragmatismo di Voce e la difesa del civismo
Lo scenario muta radicalmente se si sposta lo sguardo su Crotone. Qui, l’adesione dei consiglieri comunali Saverio Flotta e Vincenzo Familiari a Futuro Nazionale ha portato alla nascita di un gruppo consiliare ufficiale ispirato al generale. Eppure, il sindaco Vincenzo Voce ha scelto di non seguire la via delle epurazioni.
«Per me cambia poco», ha liquidato la questione il primo cittadino crotonese, ribadendo che l’unico faro della sua azione resta la condivisione del programma amministrativo votato dai cittadini. Rivendicando con forza la propria matrice civica, Voce ha chiarito di non essere soggetto ai diktat o alle “linee” dei partiti nazionali. Nella sua visione, la tenuta dell’amministrazione e la lealtà al progetto per la città superano qualsiasi etichetta o collocazione ideologica, rendendo possibile la convivenza anche con chi esprime posizioni politiche distanti.
Due modelli di governo a confronto
La vicenda calabrese offre così un perfetto caso studio su due modi opposti di intendere la gestione del potere locale. Da una parte, il modello di Occhiuto e Murone, dove la coerenza della coalizione e l’allineamento ai valori dei partiti fondatori del centrodestra rappresentano un vincolo invalicabile. Dall’altra, il modello di Voce, che fa del pragmatismo civico e della continuità amministrativa il nucleo attorno a cui costruire alleanze, slegate dalle dinamiche romane. Sarà il tempo, e la tenuta delle rispettive giunte, a stabilire quale delle due strategie si rivelerà più efficace per il territorio.






