Cultura

Cutro, il riscatto in cattedra: la procuratrice Manzini chiude il progetto antimafia con gli studenti

CUTRO – Un percorso lungo un anno, dedicato a costruire un nuovo alfabeto di legalità e cittadinanza. Si chiude domani, venerdì 6 marzo, il secondo ciclo del progetto di educazione antimafia “Cittadinanza e Costituzione”, un’iniziativa che ha unito scuola, università e istituzioni per tracciare una nuova rotta per il futuro di Cutro. L’appuntamento è fissato per le 9:30 nella Sala Falcone-Borsellino del Comune, dove gli studenti dell’I.I.S. Polo di Cutro incontreranno una protagonista della lotta alla ‘ndrangheta: la magistrata Marisa Manzini, Sostituto procuratore presso la Procura Generale di Catanzaro.

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A fare gli onori di casa saranno il Commissario straordinario del Comune, Zaccaria Sica, e la Dirigente scolastica, Annamaria Maltese, che hanno fortemente sostenuto questo cammino formativo. Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’istituto scolastico, il corso di Pedagogia dell’Antimafia dell’Università della Calabria coordinato dal professor Giancarlo Costabile e il giornalista Antonio Anastasi, mira a un obiettivo ambizioso: fornire alle nuove generazioni gli strumenti per riorientare le coscienze verso un nuovo civismo democratico.

L’iniziativa si inserisce nel deciso processo di cambiamento che la comunità cutrese ha intrapreso negli ultimi mesi, ribellandosi al potere soffocante della criminalità organizzata. “Lo Stato siamo Noi” è più di uno slogan: è l’orizzonte etico-culturale di una narrazione di riscatto che parte dai banchi di scuola per diventare un modello educativo di riappropriazione civile e sociale del territorio.

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Come insegnava Paolo Borsellino, la lotta alle mafie non è solo un’azione repressiva, ma un movimento culturale capace di spezzare “il puzzo del compromesso morale”. È questa la sfida educativa raccolta a Cutro: formare cittadini liberi, consapevoli del valore inalienabile della dignità e della giustizia, capaci di rifiutare la cultura della sudditanza. Non è più tempo di alibi, ma di impegno condiviso, perché, come sosteneva Papa Francesco, per cambiare il mondo è necessario prima cambiare l’educazione.

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