Legge 109: da 30 anni i beni confiscati alle mafie tornano ai cittadini. La sfida di Libera per il futuro dal 6 all’ 8 Marzo in piazza
A trent’anni dalla legge 109, nata dalla spinta di un milione di firme, l’associazione Libera celebra i successi e lancia una nuova campagna per rendere il riutilizzo sociale dei patrimoni mafiosi più efficace. Dal 6 all’8 marzo, “109 piazze” in tutta Italia per onorare una conquista di civiltà.
Il 7 marzo 2026 segna un traguardo storico: trent’anni dall’approvazione della legge 109, la norma che ha permesso di restituire alla collettività i beni sottratti alle mafie. Un anniversario che nasce da una mobilitazione civile senza precedenti, culminata con la raccolta di un milione di firme su impulso di Libera. Per celebrare questo percorso, l’associazione promuove l’iniziativa “109 piazze per la legge 109”, una tre giorni di eventi, dal 6 all’8 marzo, che animerà oltre 130 luoghi in tutta Italia.
Da Trieste a Palermo, passando per Milano, Roma e Napoli, centinaia di piazze e spazi, inclusi molti beni confiscati, ospiteranno banchetti, incontri e visite guidate. Un’occasione per raccontare il valore di una legge che, come sottolinea il presidente di Libera, Luigi Ciotti, “ha messo al centro la dimensione etica”.
“Convertire a uso sociale i beni confiscati è qualcosa che l’ordinamento decide di fare prima di tutto perché è giusto”, commenta Ciotti. “Questi luoghi ‘parlano’: raccontano di come una ricchezza sporca, talvolta macchiata di sangue, viene ripulita attraverso un investimento morale e materiale che chiama in causa i territori”.
Nonostante i successi, il cammino è ancora accidentato. Ritardi burocratici e difficoltà finanziarie rallentano spesso la piena restituzione di questi patrimoni alla comunità. Per questo, in occasione dell’anniversario, Libera lancia la campagna “Diamo linfa al bene”, con una richiesta precisa: destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. “Dobbiamo fare uno scatto in più per diventare tempestivi ed efficaci”, esorta Ciotti. “Ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie”.
I frutti di questi trent’anni sono tangibili e raccontati nel nuovo report di Libera, “Raccontiamo il bene”. Il censimento rivela un’Italia che ha saputo reagire, con 1.332 realtà del terzo settore che gestiscono beni confiscati in 448 comuni, trasformandoli in cooperative, spazi sociali, centri di accoglienza e luoghi di cultura.
Il focus sulla Calabria
La Calabria, terra segnata dalla pervasività della ‘ndrangheta, è un esempio emblematico di questa rinascita. Qui sono 154 le realtà impegnate nella gestione di beni confiscati in 47 comuni. Una rete che crea welfare, economia pulita e cura. Il report evidenzia come il 63% dei gestori siano associazioni, affiancate da 23 cooperative sociali e 14 enti religiosi. Le attività spaziano dai servizi alla persona (88 progetti) alla promozione culturale e turistica (43), fino all’agricoltura e allo sport.
Tuttavia, i dati dell’Agenzia Nazionale (ANBSC), aggiornati a febbraio 2026, mostrano l’urgenza della sfida: a fronte di 3.450 beni immobili già destinati, ve ne sono ancora 1.722 in attesa di una nuova vita. Sul fronte aziendale, 345 imprese confiscate attendono ancora un destino.
Le iniziative di Libera in Calabria toccheranno le principali città: il 7 marzo banchetti e incontri si terranno a Gioiosa Marina, Siderno, Reggio Calabria, Crotone, Cosenza, Vibo Valentia e Villa San Giovanni. Domenica 8 marzo sarà la volta di Catanzaro e Cassano allo Ionio. Un impegno corale per difendere una legge che non è solo uno strumento normativo, ma un simbolo potente: dove c’era il potere mafioso, oggi può crescere il bene comune.




