Codici: Festa del Papà tra retorica e realtà, bigenitorialità negata nei tribunali
Mentre le celebrazioni riempiono i media, migliaia di padri separati vivono l’esclusione dalla vita dei figli. La legge sull’affido condiviso, a 20 anni dalla sua introduzione, resta in gran parte inapplicata, trasformando un diritto in una finzione giuridica.
Roma – Nel giorno in cui l’Italia celebra la figura paterna, un’amara realtà si consuma lontano dalle retoriche ufficiali. Per migliaia di padri separati, la festa è un promemoria della loro progressiva esclusione dalla vita dei figli, una condizione sancita non dalla mancanza d’amore, ma dalle prassi consolidate dei tribunali. L’associazione Codici denuncia un’ipocrisia sistemica: da un lato la legge stabilisce il principio della bigenitorialità, dall’altro le aule di giustizia continuano a relegare i padri a un ruolo marginale.
I numeri, forniti dall’Istat e da studi internazionali, dipingono un quadro allarmante. Ogni anno, oltre 160.000 famiglie italiane affrontano una separazione o un divorzio. Sebbene la Legge 54 del 2006 abbia introdotto l’affido condiviso come regola, la sua applicazione concreta è minima. I dati mostrano che, se formalmente l’affido è quasi sempre “condiviso”, nella sostanza i figli vengono collocati quasi esclusivamente presso la madre. L’affidamento unico al padre è una rarità statistica: appena l’1,9% nei divorzi e lo 0,8% nelle separazioni.
“Siamo di fronte a una finzione giuridica”, dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici. “Quello che sulla carta è affido condiviso si traduce in un modello che ricalca il vecchio affido esclusivo. Il padre diventa un ‘genitore ospitante’, limitato ai weekend e a poche settimane l’anno”.
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Demographic Research, che ha analizzato la situazione in 17 Paesi europei, conferma il divario italiano. Mentre in Svezia l’affido realmente equo (almeno 15 notti al mese con ciascun genitore) riguarda il 41,5% dei minori e in Belgio il 30%, in Italia la percentuale crolla a un misero 2,6%. Di fatto, il 94,5% dei figli di genitori separati vive in una condizione di affido esclusivo mascherato.
Questo squilibrio genera il fenomeno degli “orfani di genitori viventi”, come definito in sede europea: bambini che, pur avendo entrambi i genitori, perdono di fatto il rapporto con uno di essi. E quel genitore, nella stragrande maggioranza dei casi, è il padre. Secondo l’Istat, 8 nuclei familiari monoparentali su 10 sono composti da madri sole, una statistica che, secondo Codici, non riflette una scelta paterna ma l’esito di un sistema che impedisce una genitorialità davvero condivisa.
La posta in gioco è altissima e riguarda l’interesse superiore del minore. La ricerca scientifica internazionale dimostra con solidità che i bambini che mantengono un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori mostrano migliori risultati in termini di benessere psicologico, rendimento scolastico e sviluppo sociale. Privare un figlio della figura paterna non è solo un’ingiustizia verso un genitore, ma un danno inflitto al bambino stesso.
“Non è una lacuna legislativa, ma una prassi giudiziaria che elude la legge”, prosegue Giacomelli. “Il principio di bigenitorialità viene proclamato nei provvedimenti, ma sistematicamente negato nella vita quotidiana dei minori. Celebrare la Festa del Papà senza affrontare queste distorsioni è un puro esercizio retorico. È necessario ristabilire un principio di legalità sostanziale, che garantisca l’attuazione concreta dei diritti”.
L’associazione Codici, attraverso la campagna “Voglio papà”, offre assistenza legale e supporto ai padri separati. È possibile contattare lo sportello al numero 065571996 o via email a segreteria.sportello@codici.org




