Sanità calabrese, scontro sugli atti del post-commissariamento. Greco (IV): «Palazzo Chigi trasparente o sarà TAR»
IL CASO | La Presidenza del Consiglio congela l’accesso ai documenti sul rientro ai poteri ordinari. La consigliera regionale di Italia Viva lancia l’ultimatum: cinque giorni per sbloccare il fascicolo.
REGGIO CALABRIA – Un cortocircuito burocratico o una precisa scelta politica? Il caso della fine del commissariamento della sanità calabrese si arricchisce di un capitolo giudiziario che rischia di trascinare la Presidenza del Consiglio dei ministri davanti al Tribunale Amministrativo Regionale. Al centro della contesa c’è il “no” di Palazzo Chigi alla richiesta di accesso agli atti presentata da Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva e componente della Commissione Sanità.
La tesi dell’esponente d’opposizione è netta: se il Governo ha sancito il ritorno della Calabria alla gestione ordinaria, non può nascondere le carte che ne spiegano presupposti e modalità. Un diniego che, secondo Greco, lede direttamente le prerogative ispettive del Consiglio regionale.
Il “giallo” delle date e il congelamento di Palazzo Chigi
La cronologia della vicenda delinea i contorni di quello che l’opposizione definisce un paradosso istituzionale. Il 12 luglio scorso viene depositata la richiesta di accesso ai documenti. La risposta da Roma arriva il 19 agosto, firmata dal Vice Segretario Generale, Marco Villani: accesso congelato. Il motivo? Bisogna attendere le motivazioni della Corte dei Conti relative alla pronuncia di “non luogo a provvedere” dello scorso 31 luglio.
Sotto chiave sono finiti atti cruciali: la deliberazione del Consiglio dei ministri del 22 aprile, i relativi dossier istruttori, i pareri, la corrispondenza e persino le richieste di chiarimento formulate dalla magistratura contabile con le relative risposte della Regione.
La denuncia: «Doppia morale del Governo»
«Siamo davanti a una doppia morale inaccettabile», attacca Filomena Greco. «Da un lato, il 4 agosto il Consiglio dei ministri approva il Piano di rientro 2026-2028 proposto dalla Giunta calabrese, trattando la fine del commissariamento come un fatto compiuto e definitivo. Dall’altro, quando una consigliera regionale chiede di verificare le carte per esercitare il proprio ruolo di controllo, Palazzo Chigi alza un muro in attesa della Corte dei Conti».
Il nodo politico e giuridico sollevato è sostanziale: se il Piano di rientro è stato approvato nei primi giorni di agosto, il Governo deve aver già verificato e validato i presupposti del passaggio ai poteri ordinari. «Se così non fosse – incalza la consigliera – Roma dovrebbe spiegare su quali basi scientifiche e amministrative ha dato il via libera al Piano della Calabria».
L’ultimatum e il ricorso al TAR
La controffensiva di Italia Viva è scattata immediatamente. Il 20 agosto è stata notificata a Palazzo Chigi una formale contestazione. Nel documento si evidenzia l’illegittimità di un “differimento generalizzato” dell’intero fascicolo, una misura giudicata contraria alle norme sulla trasparenza poiché priva di una scadenza certa e non adeguatamente motivata. Per la difesa della consigliera, i documenti richiesti sono atti già formati e antecedenti all’udienza della Corte dei Conti, e come tali non possono essere influenzati dalle successive motivazioni dei giudici.
La palla passa ora alla Presidenza del Consiglio, che ha cinque giorni di tempo per revocare il provvedimento e trasmettere la documentazione integrale. In caso di fumata nera, la battaglia si sposterà nelle aule del TAR per via giurisdizionale.






