Cultura

Isola di Capo Rizzuto: Non dimenticare Francesco Scerbo, ucciso per errore dalla mafia 26 anni fa

Il Coordinamento Docenti Diritti Umani lancia un nuovo progetto educativo: un “Patto di responsabilità civile” scritto dagli studenti per trasformare la memoria in impegno attivo contro la criminalità.

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CROTONE – Un nome, una storia, un monito che non si spegne. A ventisei anni dalla sua tragica morte, il ricordo di Francesco Scerbo, giovane padre e volontario, vittima innocente di un agguato mafioso, torna a scuotere le coscienze. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l’attenzione sulla sua vicenda, proponendo un percorso educativo che superi la semplice commemorazione per diventare strumento di cittadinanza attiva.

La sera del 2 marzo 2000, la vita di Francesco, allora 29enne, fu spezzata per sempre. Si trovava in una pizzeria di Isola di Capo Rizzuto, la “Euro 2000”, in compagnia di amici. Era un uomo stimato, sposato, padre di una bambina di cinque anni e con un secondo figlio in arrivo. Impegnato nel volontariato con l’UNITALSI, era conosciuto per la sua disponibilità e il suo altruismo.

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Quella sera, però, la normalità fu squarciata dalla violenza. Due sicari incappucciati fecero irruzione nel locale. Il loro obiettivo era Franco Arena, boss dell’omonimo clan, considerato un ostacolo in lucrosi traffici di droga. I killer aprirono il fuoco senza esitazione. I proiettili, destinati al capoclan, raggiunsero anche Francesco Scerbo, la cui unica colpa fu trovarsi a pochi passi dal bersaglio. Gravemente ferito, morì durante il disperato trasporto in ospedale. Nell’agguato rimase ferito anche un dirigente comunale, Pasquale Arena, omonimo ma senza legami con la cosca.

Per quel duplice omicidio sono stati condannati Vito Martino e Salvatore Nicoscia. Ma la giustizia umana non basta a colmare il vuoto lasciato da una vita spezzata.

Oggi, il CNDDU, attraverso le parole della professoressa Giovanna De Lucia Lumeno, lancia una sfida alle scuole. “La memoria di Francesco Scerbo non può essere affidata solo a momenti commemorativi”, spiega. “Pur essendo iniziative preziose, rischiano di collocare il ricordo in uno spazio separato dall’esperienza concreta degli studenti”.

La proposta è quella di elaborare un “Patto di responsabilità civile”: un documento scritto dalle classi stesse, partendo dall’analisi della storia di Scerbo e di altre vittime innocenti. L’obiettivo è trasformare la memoria in un impegno personale e collettivo, traducendo i diritti umani in scelte quotidiane e verificabili.

“La storia di Francesco diventa così principio generativo di cittadinanza attiva”, conclude la professoressa De Lucia Lumeno. “Non solo un ricordo, ma un’assunzione consapevole di responsabilità. È questa la sfida educativa che proponiamo, affinché la memoria delle vittime innocenti si traduca in un’etica presente e operante, capace di incidere nella formazione di una società più giusta”.

Prof.ssa Giovanna De Lucia Lumeno

CNDDU

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