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Sciopero nei call center Enel: la mobilitazione in Calabria

Alta tensione nel settore dei call center con lo sciopero nazionale che ha coinvolto i lavoratori degli appalti Enel, Enel X ed E-distribuzione. La mobilitazione, indetta dalle sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, ha visto una forte partecipazione in tutta Italia, con presidi organizzati anche nelle principali città calabresi come Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria. A livello nazionale, sono circa 7.000 gli addetti del customer care che hanno incrociato le braccia per protestare contro quella che definiscono una manovra per eludere le tutele occupazionali.

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Al centro della vertenza vi è il presunto tentativo di Enel di aggirare la clausola sociale, una norma fondamentale che garantisce la continuità lavorativa nei cambi di appalto. Secondo i sindacati, l’azienda starebbe utilizzando i nuovi bandi di gara per vanificare questa protezione, proponendo ai lavoratori trasferimenti a migliaia di chilometri di distanza come unica alternativa al mantenimento del posto. Marco Loreto, segretario regionale della Fistel Cisl Calabria, ha denunciato come questa pratica scarichi di fatto sui dipendenti i costi dei processi di automazione, costringendoli a scegliere tra perdere il lavoro o sradicare la propria vita.

La riduzione delle attività, che in alcuni siti potrebbe raggiungere il 40% a causa dell’introduzione di intelligenza artificiale, è uno dei fattori scatenanti della crisi. La Calabria ha risposto con forza alla chiamata allo sciopero, registrando percentuali di adesione particolarmente elevate nel sito di Rende. La provincia di Cosenza è infatti uno dei territori più esposti, con centinaia di addetti impiegati nell’azienda System House che ora vedono il proprio futuro a rischio.

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Le rivendicazioni dei lavoratori sono chiare: chiedono la revisione immediata dei bandi di gara, la piena applicazione della clausola sociale per tutelare la territorialità e il rispetto del contratto collettivo delle Telecomunicazioni. Grande attesa è riposta nel tavolo ministeriale convocato per il 14 gennaio, visto come un’opportunità cruciale per risolvere la vertenza. Tuttavia, i sindacati avvertono che senza risposte concrete la mobilitazione si intensificherà. La situazione è stata definita una “bomba sociale pronta a esplodere” da Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”, il quale ha ricordato che dietro ogni postazione di lavoro ci sono persone con dignità e responsabilità che meritano rispetto.