Olio, Coldiretti e Unaprol: “giro di vite” contro i trafficanti. Accolta la battaglia degli agricoltori
I controlli si fanno serrati. Anzi, implacabili. Continua senza sosta il “giro di vite” contro i trafficanti dell’oro verde, un’offensiva frontale diretta a colpire chi specula sulla salute dei cittadini e sul sudore degli olivicoltori.
Così Coldiretti e Unaprol accolgono, con una nota di vibrante soddisfazione, l’ultima circolare emanata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Il provvedimento introduce un divieto categorico: stop alla commercializzazione come “extravergine” di quell’olio ottenuto miscelando l’olio vergine con il più pregiato extravergine. Si tratta del coronamento di una battaglia storica. Una richiesta pressante, urlata nelle piazze da migliaia di agricoltori durante le recenti mobilitazioni, che finalmente trova ascolto nei palazzi della politica.
La svolta normativa: stop ai furbetti del blend
Il meccanismo era sottile, quasi invisibile al consumatore distratto. Fino a oggi, la legge consentiva di “correggere” i difetti strutturali di un olio vergine semplicemente addizionandovi una percentuale di extravergine. Chimicamente il gioco reggeva, ma l’inganno aggirava di fatto il severo esame sensoriale del Panel Test.
La nuova circolare ministeriale mette fine a questa zona grigia. D’ora in avanti, l’olio derivante da tale miscelazione non potrà più fregiarsi in etichetta del titolo di “olio extravergine di oliva”. Un principio elementare ma rivoluzionario: un prodotto di categoria inferiore non può essere elevato artificialmente a una superiore tramite un mero gioco di prestigio in cisterna.
Per i prodotti già confezionati è prevista una deroga fino a esaurimento scorte, mentre i lotti sfusi dovranno essere declassati a “olio di oliva vergine” entro trenta giorni dalla pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale.
Tecnologia e banche dati: la nuova frontiera dei controlli
La norma, da sola, non basta. Serve la forza dell’applicazione. Coldiretti e Unaprol chiedono ora un salto di qualità tecnologico per blindare la filiera.
Le armi per combattere le frodi esistono e sono all’avanguardia:
- Risonanza magnetica nucleare per scansionare l’identità molecolare del prodotto.
- Mappatura genetica e isotopica per tracciare in modo inequivocabile l’origine geografica delle olive.
- Integrazione digitale immediata attraverso il potenziamento del Sian (Sistema Informativo Agricolo Nazionale), unificando le banche dati di Dogane, Icqrf e Agea.
Solo così si potrà colpire con precisione chirurgica chi altera il mercato, spacciando per italiano ciò che italiano non è.
Un mercato sotto pressione: i numeri della crisi
Il provvedimento giunge in un momento drammatico per le campagne italiane. I numeri descrivono un paradosso economico insostenibile. Negli ultimi dodici mesi, il prezzo dell’olio extravergine alla produzione è crollato di circa il 50%, mentre i costi di gestione aziendale sono schizzati verso l’alto, con rincari superiori ai 200 euro per ettaro secondo i dati del Centro Studi Divulga.
A questo si aggiunge un deficit strutturale che favorisce le speculazioni:
| Flussi commerciali dell’olio in Italia | Quantità (milioni di litri) |
|---|---|
| Produzione nazionale | 234 |
| Consumo interno | 461 |
| Esportazioni | 318 |
| Importazioni | 545 |
Questo enorme divario tra produzione e consumo evidenzia come enormi fiumi di olio estero attraversino i nostri confini, finendo troppo spesso per essere commercializzati sfruttando l’appeal del Made in Italy. Un danno d’immagine ed economico incalcolabile.
La voce del territorio
“Con questa circolare viene finalmente ristabilita una regola di trasparenza e correttezza a tutela del vero Made in Italy”, dichiara con fermezza Franco Aceto, Presidente di Coldiretti Calabria. “È una vittoria epocale per gli agricoltori che presidiano il territorio, per i consumatori che pretendono verità nel piatto e per tutti coloro che credono nel valore della tracciabilità dell’olio extravergine italiano”.






