Consorzio di Bonifica, la Calabria finisce davanti al Governo. Filomena Greco scrive a Calderoli: «La Regione abdica al controllo, intervenga la Consulta»
REGGIO CALABRIA – Una spaccatura profonda, consumata a colpi di carte bollate e richiami costituzionali. La riforma del Consorzio di Bonifica della Calabria finisce direttamente sul tavolo del Governo. Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, ha rotto gli indugi inviando una formale richiesta di valutazione al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli. L’obiettivo? L’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale della legge regionale n. 18 del 12 giugno 2026.
Non si tratta di una schermaglia isolata. La missiva, recapitata per conoscenza anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è accompagnata da un dossier corposo. All’interno figurano le dure osservazioni contrarie di ANBI, sindacati e associazioni agricole, oltre alla relazione tecnico-normativa con cui gli stessi uffici legislativi del Consiglio regionale, già nel 2023, lamentavano l’impossibilità di analizzare una materia così complessa in tempi tanto risicati.
Un film già visto: il precedente del 2023
«Siamo di fronte a un copione che si ripete, identico e preoccupante», denuncia senza mezzi termini Filomena Greco. La consigliera punta il dito contro una fretta legislativa che appare cronica. Nel 2023, l’iter che portò alla nascita dell’ente unico si consumò in appena diciassette giorni: un lampo tra il deposito in commissione e la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale.
Oggi, secondo l’esponente di opposizione, la situazione è persino peggiorata. Con l’approvazione della legge n. 18/2026, la maggioranza di governo regionale avrebbe scelto di disimpegnarsi, azzerando le funzioni di vigilanza e controllo pubblico proprio mentre restano aperte delicate procedure di liquidazione, contenziosi milionari e nodi irrisolti legati al destino dei lavoratori e dei creditori storici dei vecchi enti soppressi.
I punti critici: tariffe, demanio e accordi nazionali
La contestazione mossa da Greco tocca tre pilastri fondamentali della nuova architettura normativa:
- Tariffe e Piano di Classifica: Viene cancellato il controllo preventivo della Regione sul documento che stabilisce l’entità dei contributi dovuti da agricoltori e cittadini. Il rischio paventato è quello di un far west tariffario senza paracadute pubblico.
- La natura delle opere pubbliche: La nuova legge elimina la qualificazione demaniale delle infrastrutture di bonifica. Una scelta che, secondo la consigliera, lascia in un limbo giuridico pericoloso opere vitali per la difesa del suolo e la sicurezza idrogeologica del territorio calabrese.
- Lo strappo con Roma: Il provvedimento si discosta apertamente dall’Accordo Stato-Regioni del 2008, che individua nella vigilanza regionale un presidio minimo e inderogabile di garanzia su tutto il territorio nazionale.
«La Regione non può fuggire dalle proprie responsabilità»
«La Calabria non può chiamarsi fuori proprio adesso», incalza Greco, sottolineando come l’allentamento del controllo pubblico rischi di scaricare le tensioni finanziarie e gestionali direttamente sulle spalle dei soggetti più deboli. «Lavoratori e creditori non possono essere le vittime sacrificali di questa ritirata strategica della Regione. La battaglia è appena iniziata e continuerà in ogni sede istituzionale a tutela dei diritti dei calabresi».
La palla passa ora agli uffici legislativi del Ministero degli Affari Regionali. Sarà il Governo a dover decidere se sollevare la questione di legittimità costituzionale, aprendo un potenziale conflitto istituzionale con la sponda calabrese.





