Mafia nei Porti: Allarme di Libera. Gioia Tauro si Conferma l’Hub Europeo della Cocaina
Presentato il rapporto “Diario di Bordo”: nel 2025 un’impennata del 14% dei reati negli scali italiani. La Calabria è la seconda regione più colpita, con il porto della Piana che da solo registra 27 casi di criminalità in quattro anni e un sequestro record di 54 tonnellate di droga in un decennio.
ROMA – I porti italiani sono sempre più un crocevia strategico dove economia legale e interessi mafiosi si intrecciano in un’unica, pericolosa rete. È quanto emerge dal III Rapporto “Diario di Bordo”, presentato oggi dall’associazione Libera, che fotografa una situazione allarmante: nel 2025 i reati registrati negli scali marittimi sono stati 131, con un balzo del 14% rispetto all’anno precedente e un coinvolgimento di 38 porti su tutto il territorio nazionale.
Il quadro complessivo, che analizza il quadriennio 2022-2025, parla di 496 eventi criminali, praticamente uno ogni tre giorni. Un fenomeno capillare che, secondo il censimento di Libera basato su dati istituzionali, vede 113 clan mafiosi attivi in 71 porti, dal Nord al Sud.
“I porti sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, a partire dal narcotraffico, ma anche di contraffazione, contrabbando e riciclaggio”, ha commentato Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera. “Dove c’è opacità, le mafie trovano spazio. Questo lavoro non vuole criminalizzare, ma costruire consapevolezza. Serve una strategia più ampia, che unisca repressione, trasparenza e una cultura della legalità condivisa”.
La Calabria Sotto i Riflettori: Gioia Tauro Epicentro Criminale
In questo scenario, la Calabria si attesta come la seconda regione più esposta a livello nazionale, superata solo dalle Marche, con 15 casi di criminalità registrati nel 2025. Il protagonista assoluto di questa classifica è il porto di Gioia Tauro, che consolida il suo ruolo di snodo cruciale per i traffici illeciti. Con 13 eventi criminali solo nell’ultimo anno (+62,5% rispetto al 2024) e 27 nei quattro anni analizzati, lo scalo calabrese si conferma l’hub italiano ed europeo per il traffico internazionale di cocaina.
Il dato più impressionante riguarda proprio il narcotraffico: negli ultimi dieci anni, a Gioia Tauro sono state sequestrate oltre 54 tonnellate di cocaina. Le organizzazioni criminali dimostrano un’incredibile capacità di adattamento, occultando la droga in carichi di ogni tipo: da bobine di carta a sacchi di pellet, da container di banane a pannelli di ventilazione per carichi refrigerati.
La Pervasività della ‘Ndrangheta: Dal Business Legale ai Porti Minori
L’analisi delle relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della DIA, condotta tra il 1994 e il 2024, ha permesso di censire 56 clan di ‘ndrangheta attivi non solo nei 10 porti calabresi, ma anche in scali strategici come Napoli, Genova, Livorno e La Spezia. L’infiltrazione non si limita ai traffici illegali: la mafia si insinua anche nel business legale, prendendo di mira persino porti commercialmente secondari. Esempi emblematici includono il clan La Rosa a Tropea, interessato ai servizi di trasporto marittimo, il clan Arena a Isola Capo Rizzuto, infiltrato nei cantieri edili, e il clan Straface a Corigliano Calabro, attivo nella gestione dei mercati pubblici.
“Se il 2025 è stato l’anno dei record per i volumi commerciali di Gioia Tauro, con 4,5 milioni di container movimentati, è stato anche quello che ha registrato un drammatico aumento dei casi di criminalità”, ha dichiarato Giuseppe Borrello, referente di Libera in Calabria. “Lo scalo è un crocevia di opportunità e contraddizioni, esattamente come denunciato per anni dal giornalista Michele Albanese, a cui il rapporto è dedicato”.
La Connessione Internazionale: L’Asse con il Brasile
Il rapporto getta luce anche sulle rotte transatlantiche, con un focus sul porto di Santos, in Brasile, controllato dalla potente organizzazione criminale Primeiro Comando da Capital (PCC). Tra il 2016 e il 2025, l’Italia è risultata il sesto Paese di destinazione per numero di spedizioni di cocaina sequestrate, con 10 carichi diretti proprio a Gioia Tauro. Le recenti rivelazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Pasquino, arrestato nel 2017 insieme al boss Rocco Morabito, stanno svelando i dettagli del solido legame tra la ‘ndrangheta e il PCC, confermando l’esistenza di una vera e propria autostrada della droga tra il Sud America e la Calabria.





