Voli turistici e sicurezza antincendio alcune associazioni dichiarano guerra all’Aviosuperficie di Trepidò: una risorsa strategica per la Sila e per il tanto sognato sviluppo turistico.
Mentre le associazioni chiedono tutele acustiche, la pista si conferma infrastruttura vitale per l’economia del territorio e la difesa del patrimonio boschivo. La chiave è nella regolamentazione degli orari.
TREPIDÒ – L’aviosuperficie “Franca” di Trepidò, situata nei pressi del Lago Ampollino e del Villaggio Palumbo, è al centro di un dibattito che tocca i temi caldi dello sviluppo economico, della sicurezza e della vivibilità ambientale della Sila. A seguito di un’istanza di accesso agli atti presentata da alcune associazioni ambientaliste, che lamentano il disturbo acustico causato dai ripetuti sorvoli di elicotteri e velivoli, emerge con forza la necessità di bilanciare le esigenze di residenti e turisti con il valore oggettivo di questa infrastruttura.
Un volano per il turismo d’élite e un presidio per la sicurezza
Se da un lato la ricerca di silenzio e relax è una componente fondamentale per chi sceglie la montagna calabrese, dall’altro non si può ignorare il ruolo cruciale che la pista di atterraggio riveste per l’intera regione.
L’aviosuperficie rappresenta innanzitutto una porta d’accesso privilegiata per il turismo d’alta gamma. Consentendo l’atterraggio di piccoli velivoli charter e voli privati provenienti da tutta Italia, la struttura attira visitatori facoltosi che portano linfa vitale all’economia locale e alle strutture ricettive del territorio. In un’ottica di rilancio turistico della Calabria, disporre di collegamenti rapidi e dedicati è un vantaggio competitivo irrinunciabile.
Oltre all’impatto economico, l’infrastruttura ha un valore sociale e di protezione civile inestimabile. La pista è infatti un punto di appoggio fondamentale per le operazioni antincendio: la rapidità di decollo e rifornimento dei mezzi aerei durante la stagione estiva è spesso l’unico argine efficace per salvare i boschi della Sila dai roghi.
La mediazione possibile: rimodulare gli orari per voli e attività di terra
La soluzione al conflitto non risiede nel limitare le attività dell’aviosuperficie, ma nel regolamentarle in modo intelligente. Una rimodulazione degli orari consentirebbe di salvaguardare sia il riposo dei villeggianti sia l’operatività della pista.
Si potrebbe prevedere una fascia oraria protetta, dedicata al silenzio e al riposo pomeridiano, durante la quale consentire esclusivamente i decolli d’emergenza legati alla protezione civile e allo spegnimento degli incendi. Lo stesso principio di gestione del tempo potrebbe essere applicato, in via secondaria, anche alle attività di terra che generano rumore, come le escursioni in quad lungo i sentieri boschivi: stabilire orari d’apertura e di transito ben definiti per queste attività ricreative permetterebbe di azzerare i disagi senza penalizzare gli operatori del settore.
La trasparenza documentale richiesta dalle associazioni può quindi diventare l’occasione per definire un modello di gestione condiviso, capace di dimostrare che lo sviluppo turistico e la tutela del territorio possono procedere di pari passo.






