Cantieri a rischio, l’allarme di Ance Calabria: «Imprese schiacciate da rincari e ritardi nei ristori»
Il presidente regionale Roberto Rugna: «Infrastrutture e occupazione in bilico. Il Governo garantisca certezze finanziarie o la regione perderà il treno dello sviluppo»
di Redazione Economia
CATANZARO – La crisi del caro materiali, già denunciata a livello nazionale dall’Ance, rischia di abbattersi come una scure sulla Calabria. In un territorio storicamente segnato dal deficit infrastrutturale, il blocco o il rallentamento delle opere pubbliche potrebbe avere effetti devastanti su economia e occupazione. A lanciare il monito è Roberto Rugna, presidente di Ance Calabria, nonché presidente del Consiglio delle Regioni e vicepresidente nazionale dell’associazione dei costruttori guidata da Antonio Ciucci. Rugna chiede un intervento immediato e risolutivo da parte dell’esecutivo: «Le imprese non possono continuare a fare da ammortizzatore sociale ed economico. Servono certezze finanziarie per non compromettere i cantieri chiave».
La morsa dei rincari e il nodo dei rimborsi
A pesare sul comparto è una doppia tenaglia: da un lato l’impennata dei costi di materie prime ed energia, dall’altro i cronici ritardi dello Stato nell’erogazione delle compensazioni. Secondo i dati elaborati dall’Ance, le aziende del settore attendono ancora circa due miliardi di euro di rimborsi per i rincari registrati nel biennio 2024-2025.
La situazione rischia di farsi ancora più critica nel 2026. Sebbene la normativa sulle compensazioni sia stata prorogata, non è stato previsto un nuovo fondo statale dedicato, scaricando di fatto l’intero onere finanziario sulle singole stazioni appaltanti. Un meccanismo che rischia di paralizzare i flussi di cassa delle imprese, già provate da rincari medi che oscillano tra il 20% e il 25% del valore della produzione, con picchi del 40-50% per le grandi opere ferroviarie. A correre sono soprattutto i prezzi di bitume, materie plastiche, derivati del petrolio e gasolio.
«La crescita dei prezzi di materiali e carburanti sta mettendo sotto pressione l’intero sistema delle costruzioni», spiega Rugna. «In Calabria la realizzazione delle infrastrutture è decisiva per colmare ritardi storici: non possiamo permetterci battute d’arresto. Le imprese non chiedono assistenzialismo, ma il riconoscimento di costi straordinari e imprevedibili che non possono ricadere solo sulle nostre spalle».
Grandi opere e occupazione: il Mezzogiorno al bivio
Il dossier Calabria è particolarmente delicato. Tra l’ammodernamento della Statale 106, i corridoi ferroviari, la manutenzione stradale e i progetti degli enti locali — senza dimenticare la complessa partita legata ai cantieri del Ponte sullo Stretto — la regione si trova davanti a un bivio storico per ridisegnare il proprio assetto logistico.
Tuttavia, senza un quadro finanziario stabile, questa stagione di investimenti rischia di rimanere incompiuta. «Ogni rallentamento in Calabria produce conseguenze più pesanti che altrove», avverte il presidente di Ance Calabria. «Fermare un cantiere qui significa rinviare occasioni di sviluppo irripetibili, mettere in ginocchio il tessuto imprenditoriale locale e gettare nell’incertezza migliaia di lavoratori e le loro famiglie».
Le richieste al Governo: fondi subito e piano post-Pnrr
Per uscire dall’impasse, Ance Calabria si allinea alle richieste della presidenza nazionale: sbloccare immediatamente le risorse per saldare gli arretrati, finanziare adeguatamente le compensazioni per l’anno in corso e definire una programmazione pluriennale che dia stabilità al mercato anche dopo la scadenza del Pnrr.
«Il settore delle costruzioni ha dimostrato di essere il vero motore trainante del Pil e dell’occupazione», conclude Rugna. «Ora servono decisioni rapide, regole certe e risorse adeguate. La Calabria non può permettersi di perdere questa stagione di opere pubbliche attesa da decenni».






