Catanzaro riabbraccia il suo genio: i muri del San Giovanni si accendono con il mito di Rotella
Oggi si inaugura la mostra “Monumentale”: 25 opere di grandi dimensioni per omaggiare il padre del décollage nella sua città natale.
CATANZARO — Vent’anni dopo la sua scomparsa, Mimmo Rotella torna idealmente tra i vicoli in cui ha mosso i primi passi. Catanzaro, sua città natale, si prepara a rendere omaggio a uno dei protagonisti più rivoluzionari e radicali dell’arte italiana del secondo Novecento con la mostra “Mimmo Rotella. Monumentale”.
Ospitata nella suggestiva cornice del Complesso monumentale di San Giovanni, l’esposizione — organizzata dal Comune di Catanzaro in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e curata da Alberto Fiz — accende i riflettori su un aspetto cruciale della ricerca del maestro calabrese: la sua capacità di confrontarsi con la dimensione pubblica dell’immagine, trasformando i codici della comunicazione di massa in un territorio di perenne sperimentazione.
La svolta monumentale: dalle strade alla tela
Il percorso espositivo si concentra su una stagione artistica straordinariamente feconda ma spesso meno battuta dalla saggistica divulgativa: la produzione che va dagli anni Ottanta al 2005. È in questa fase che Rotella non si limita a replicare la fortunata intuizione del décollage, ma la rilegge, la dilata e la contamina. I celebri strappi convivono così con sovrapitture, interventi pittorici diretti, supporti metallici e inedite modalità di appropriazione dell’immagine pubblicitaria e cinematografica.
Nelle sale del San Giovanni, la “monumentalità” non si misura solo in metri quadri, ma nella capacità dell’opera di invadere fisicamente lo spazio dello spettatore. Ne è un esempio lampante Pan Am (1986), una maestosa sovrapittura su tela che si estende per ben cinque metri, esposta accanto a imponenti décollage su lamiera come Matrix e Shaolin, espliciti tributi all’universo del cinema.
Non mancano i riferimenti al mito del western, con opere del 2004 come Fort Apache e L’ultima vendetta (quest’ultima concessa in comodato dall’Università Magna Græcia di Catanzaro), né le suggestioni legate al volo, ben rappresentate dai tre metri di Ikarus (1999), tela storicamente esposta all’Aeroporto di Lamezia Terme e concessa dalla Sacal.
Una sintassi in continua evoluzione
Se negli anni Cinquanta i muri scrostati delle città erano per Rotella una sorta di museo a cielo aperto da cui attingere materia prima, a partire dagli anni Novanta quella stessa intuizione si traduce in una nuova dimensione ambientale. «Il mio obiettivo è quello di donare al pannello pubblicitario uno statuto di scultura-architettura», amava ripetere l’artista.
È in questo contesto che si inserisce la riflessione del curatore, Alberto Fiz:
«La mostra approfondisce un periodo storico non sufficientemente valorizzato, sottolineando la vena sperimentale di Rotella che prosegue la sua indagine sulle tecniche e sui materiali per tutta la vita senza mai arrestarsi. Non a caso una sala dell’esposizione è dedicata alle “nuove icone”, la sua ultima invenzione risalente al 2002, che creano silenzi e sospensioni nella lettura dell’immagine frammentaria e frammentata».
Accanto ai grandi temi della cultura pop — riletti spesso con graffiante ironia, come in Tarzan (1986) o La sigaraia (1997) — l’esposizione offre al pubblico la possibilità di confrontarsi con i blank (le celebri coperture monocrome che azzerano il messaggio pubblicitario) e con giganteschi ready-made che aggiornano la lezione duchampiana al caos della modernità.
Il legame indissolubile con il territorio
Per Catanzaro, la mostra rappresenta molto più di una semplice ricorrenza sul calendario culturale. È un atto di restituzione storica e affettiva, come sottolinea il sindaco Nicola Fiorita: «Era nostro preciso dovere rendere omaggio a un artista che ha dato uno dei contributi più originali all’arte contemporanea con la geniale invenzione del décollage. Una parabola straordinaria per un talento celebrato a livello internazionale che mosse i suoi primi passi proprio nel nostro centro storico».
Un concetto ripreso anche dall’assessora alla Cultura, Donatella Monteverdi, che vede nell’esposizione uno stimolo per le nuove generazioni a «riconoscere nella propria terra radici e possibilità», trasformando lo sguardo di Rotella sui muri della città in una memoria collettiva da interrogare e riscoprire.
A garantire il rigore scientifico e l’alto valore documentario dell’iniziativa è la Fondazione Mimmo Rotella, presieduta da Nicola Canal, che ha voluto fortemente questa tappa calabrese: «Nel ventennale della scomparsa del Maestro, per la Fondazione era fondamentale riaffermare la grandezza e l’attualità della sua ricerca. Questa mostra, realizzata nel giorno del suo compleanno, rappresenta un’occasione unica per restituire la ricchezza di un percorso artistico che ha continuato a rinnovarsi fino agli ultimi anni, mostrando un lato “monumentale” della sua produzione che raramente si è avuto modo di ammirare».
Un cerchio che si chiude
La mostra non si configura come una rassegna statica, ma come la testimonianza di un’evoluzione in cui lo strappo non è mai stato una formula ripetitiva, bensì un principio generativo. Anche la scelta delle date d’apertura e chiusura racchiude un forte valore simbolico: il sipario si alza oggi, nel giorno della nascita dell’artista, e si calerà in coincidenza con l’anniversario della sua scomparsa, chiudendo idealmente il cerchio di una vita interamente dedicata alla rivoluzione dello sguardo.





