Cosenza “Discute la città”: Bianca Rende accende il dibattito sulla sanità

Cosenza — Il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, resta sulla carta per migliaia di calabresi. È partendo da questa frattura che la consigliera comunale Bianca Rende ha inaugurato il secondo incontro del ciclo “Discute la città”, dedicato alla sanità pubblica e alle sue criticità nella provincia di Cosenza.
Numeri preoccupanti hanno fatto da sfondo al dibattito: nel 2025 circa 600mila calabresi avrebbero rinunciato a cure, mentre il 79% di chi si è curato ha scelto il privato, con una spesa media di 225 euro a prestazione. Una dinamica che evidenzia il progressivo indebolimento della sanità pubblica e la crescita della migrazione sanitaria: prestazioni fondamentali diventano spesso inaccessibili a causa di liste d’attesa interminabili o di limiti nei budget delle strutture convenzionate, costringendo i pazienti a rivolgersi ad altre regioni, con spesa a carico della Regione stessa.
Al tavolo del confronto erano presenti rappresentanti istituzionali e civici, tra cui il presidente del consiglio comunale Giuseppe Mazzuca, il capogruppo PD Francesco Alimena, la consigliera regionale Filomena Greco, l’on. Giacomo Mancini, esponenti del Pd nazionale, medici, urbanisti e associazioni di volontariato. Numerosi anche i consiglieri comunali in sala.
L’intervento più commovente è stato quello di Caterina Perri, vedova di Serafino Congi, il cui marito è deceduto a San Giovanni in Fiore: da 13 mesi attende risposte sul mancato arrivo dell’ambulanza medicalizzata che avrebbe potuto salvarlo. Episodi simili, hanno sottolineato i presenti, impongono la ricerca di verità e responsabilità.
Al centro della discussione la situazione dell’ospedale dell’Annunziata: meno di 400 posti letto disponibili rispetto ai 777 previsti, un pronto soccorso sovraffollato, ambulanze in attesa e personale insufficiente per far fronte a un bacino d’utenza vasto. Criticità che emergono con forza nell’attesa del nuovo ospedale Hub, la cui localizzazione è stata recentemente prevista ad Arcavacata, fuori dal territorio comunale di Cosenza, sulla base della vicinanza al nuovo corso di laurea in Medicina dell’Università della Calabria.
“Siamo felici per il corso di laurea, ma un ospedale deve rispondere prima di tutto ai bisogni dei malati”, ha detto Rende, esprimendo perplessità su una scelta che rischia di trasformare l’Hub in una struttura prevalentemente orientata alla ricerca, sottraendo risorse alla sanità assistenziale. Da qui la proposta emersa nel dibattito: prevedere due strutture distinte — una per la funzione hub ospedaliera e una per la ricerca — con risorse aggiuntive che non penalizzino l’emergenza sanitaria.
Nel progetto regionale l’area dell’attuale Annunziata dovrebbe diventare una Cittadella della Salute con ambulatori, uffici e una casa della comunità. I presenti hanno giudicato la proposta insufficiente: la diminuzione dei posti letto aggraverebbe il fenomeno dei “pazienti parcheggiati” e il sovraffollamento dei pronto soccorso.
Preoccupazione anche per i tempi stretti imposti dal PNRR Sanità: la scadenza del 30 giugno rischia di lasciare incompiuti interventi fondamentali per trasferire servizi dall’ospedale al territorio — case della salute, assistenza domiciliare, telemedicina, digitalizzazione.
Fino alla realizzazione del nuovo ospedale — operazione che potrebbe richiedere anni — la priorità indicata da Rende è il potenziamento immediato dell’Annunziata: assunzioni, personale medico e infermieristico, tecnologie e strutture adeguate. Le ore aggiuntive e i gettonisti non bastano; serve una scelta politica chiara e una vertenza con Regione e Stato per ottenere risorse e integrare ospedale e territorio. Non sono mancati richiami alla responsabilità della politica locale per non aver contrastato in tempo decisioni prese altrove e proposte operative, tra cui una mozione in Consiglio regionale per rinegoziare il debito sanitario.
L’incontro si è chiuso con un appello alla partecipazione cittadina e con l’impegno a redigere un documento di sintesi da portare ai tavoli istituzionali. “Deve partire forte la richiesta della cittadinanza”, ha concluso Rende, perché Regione e Governo siano sollecitati ad intervenire. Senza un’inversione di tendenza immediata, la sanità calabrese rischia di diventare un privilegio per pochi.

