AmbienteCronaca

Guerra alle spadare: il maxiblitz nel Tirreno calabrese squarcia il velo sulla pesca di frodo industriale

FUSCALDO — Diciannove chilometri di nylon invisibile e letale, fluttuanti nel blu del Tirreno cosentino come un muro della morte. È questo il bilancio impressionante di un’operazione congiunta che ha visto scendere in campo, in un’alleanza d’acciaio, i militari della Guardia di Finanza, gli uomini della Guardia Costiera e i volontari di Sea Shepherd Italia. Al largo di Fuscaldo non si è trattato di un semplice controllo di routine, ma di un vero e proprio scontro frontale con un sistema di bracconaggio ittico strutturato su scala industriale, capace di devastare gli ecosistemi marini calabresi.

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Tutto è iniziato con un brivido di orrore. Il 6 giugno, la prua di una nave di Sea Shepherd incrocia una rete derivante abbandonata. All’interno, imprigionati nella morsa di plastica, giacciono i corpi senza vita di tre delfini. Uno è solo un cucciolo. “Una strage silenziosa”, ha denunciato con rabbia e commozione il presidente dell’organizzazione, Andrea Morello.

Quell’episodio ha fatto scattare la scintilla. Per tre giorni consecutivi, le motovedette dello Stato e i gommoni degli attivisti hanno pattugliato palmo a palmo lo specchio d’acqua, individuando uno sbarramento continuo di “spadare”. Parliamo di reti derivanti bandite in tutto il Mar Mediterraneo ormai dal lontano 2002, caratterizzate da maglie larghissime, tra i 45 e i 50 centimetri, progettate per catturare grandi pelagici ma destinate, di fatto, a fare tabula rasa di qualsiasi creatura vi finisca contro.

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La contabilità del danno evitato, fortunatamente, questa volta racconta anche una storia di miracolosa sopravvivenza. Impigliati nelle maglie della morte c’erano quattro maestosi esemplari di manta gigante del Mediterraneo (Mobula mobular), una specie ormai sull’orlo dell’estinzione, insieme a un bizzarro pesce luna, una tartaruga marina Caretta caretta e due imponenti tonni rossi. Tutti vivi. Tutti liberati dalle mani dei soccorritori e restituiti al mare, in una corsa contro il tempo che ha tenuto i soccorritori con il fiato sospeso.

L’operazione, battezzata sotto l’egida della campagna Siso9 di Sea Shepherd, squarcia il velo su una realtà inquietante: esiste un network organizzato che specula deliberatamente sul periodo riproduttivo del tonno rosso, calando chilometri di trappole illegali incurante del massacro collaterale di specie protette. Questo maxiblitz non è solo un successo operativo di straordinaria portata, ma la dimostrazione plastica di come la sinergia tra le istituzioni dello Stato e la vigilanza attiva del mondo ambientalista rappresenti, oggi, l’unico vero scudo a difesa della biodiversità ferita del nostro mare.

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