IV Commissione, Ferrari frena sulle sanatorie Aterp: «Serve una visione strutturale, stop agli interventi tampone»
REGGIO CALABRIA, 30 giugno 2026 – Una sessione densa, a tratti tesa, ma indubbiamente cruciale per i destini infrastrutturali e identitari della regione. Oggi la IV Commissione “Ambiente e Territorio” del Consiglio regionale della Calabria, sotto la guida del presidente Sergio Ferrari, si è trasformata in un vero e proprio laboratorio di coprogettazione legislativa. Al centro del tavolo, tre nodi gordiani: la scommessa del turismo lento, la spina dorsale (spesso fragile) dell’edilizia residenziale pubblica e la salvaguardia della memoria storica impressa nei nomi delle nostre strade.
Ad aprire le danze è stata la proposta di legge sulla disciplina delle attività escursionistiche. L’obiettivo? Istituire una rete sentieristica regionale codificata. Ferrari non ha usato giri di parole per descrivere l’enorme potenziale dormiente: parliamo di oltre 2.000 chilometri di percorsi che tagliano Aspromonte, Sila, Pollino e Serre. Un patrimonio immenso. Con un flusso turistico che sfiora gli 1,8 milioni di arrivi e supera gli 8 milioni di presenze all’anno, strutturare un catasto ufficiale dei sentieri non è un vezzo burocratico, ma una necessità economica. Significa dare ossigeno alle aree interne, destagionalizzare i flussi e promuovere un turismo lento e rispettoso. Eppure, il diavolo si nasconde nei dettagli tecnici. Proprio per questo, i Dipartimenti regionali si sono riservati di formalizzare pareri più approfonditi. Risultato? Punto rinviato, la fretta è cattiva consigliera.
La temperatura in aula è salita vertiginosamente quando si è passati al secondo punto: la modifica alla legge regionale n. 8/1995 sulle occupazioni senza titolo degli alloggi ATERP. Qui il dibattito si è fatto spigoloso. Da un lato, la necessità di fare cassa per le manutenzioni e di sanare situazioni di marginalità sociale; dall’altro, il rispetto ferreo della legalità.
L’intervento dell’avvocato Grazia Maria Carmela Iannini, Commissario straordinario di ATERP Calabria, è stato una doccia fredda di realismo. Iannini ha scoperchiato un vaso di Pandora fatto di pratiche incagliate dagli anni ’90 e di sanatorie reiterate che, nel tempo, hanno finito per legittimare l’illegalità, bloccando di fatto le graduatorie per chi ha davvero diritto a un tetto. “La regolarizzazione non può essere un bancomat per la Regione”, è il messaggio emerso con forza. Si cambia rotta: è già in cantiere una nuova disciplina, scritta a quattro mani con le Prefetture, per azzerare l’abusivismo e archiviare la stagione delle proroghe infinite.
Su questo fronte, il presidente Ferrari ha blindato la linea della fermezza istituzionale, pronunciando parole chiare e nette:
“Serve una visione strutturale, non interventi tampone. Non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze con soluzioni temporanee che rinviano solo il problema, specialmente sotto la lente sempre attenta della Corte dei Conti. Dobbiamo pretendere una disciplina organica.”
Inevitabile, anche in questo caso, il rinvio della discussione in attesa che il tavolo tecnico-prefettizio sforni il testo definitivo.
Infine, una transizione verso temi apparentemente più immateriali, ma profondamente politici: la valorizzazione della toponomastica. Per Ferrari, i nomi delle vie e delle piazze non sono semplici coordinate geografiche, bensì un archivio storico a cielo aperto che rischia di sparire sotto i colpi di una modernizzazione selvaggia. C’è poi un tema di giustizia sociale: la toponomastica di genere. L’obiettivo dichiarato è riequilibrare la presenza femminile nei nomi delle nostre strade, storicamente marginalizzata. Su questo punto, l’accordo tecnico è parso più vicino, grazie a emendamenti migliorativi già digeriti dal proponente.
In chiusura di sessione, è stato invece rinviato il quarto punto all’ordine del giorno, relativo alle disposizioni sul vincolo idrogeologico (p.l. n. 66/13^), su esplicita richiesta del proponente per effettuare ulteriori approfondimenti.
La seduta si scioglie, ma i cantieri normativi restano aperti. La IV Commissione si conferma così un filtro indispensabile, un luogo dove la complessità del territorio calabrese prova a farsi sintesi legislativa.





