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Parco del Neto, un’opportunità per la Calabria. Ma Bruno avverte: «Accelerare sulla bonifica di Crotone»

SANTA SEVERINA – Un’occasione strategica per ridisegnare il futuro della Calabria attraverso la valorizzazione del suo patrimonio naturale, ma anche un monito a non dimenticare le emergenze ambientali irrisolte che frenano lo sviluppo del territorio. È il doppio binario sul quale si è mosso l’intervento di Enzo Bruno, consigliere regionale e capogruppo di Tridico Presidente, durante il convegno “Dopo la ciclovia: istituzione del Parco regionale del Neto”, tenutosi ieri pomeriggio alle Scuderie del Castello di Santa Severina.

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L’evento, impreziosito dalla proiezione del docufilm “Neaithos” di Antonio Grimaldi, ha acceso i riflettori sulle straordinarie potenzialità del bacino del fiume Neto, un’area che potrebbe trasformarsi in un motore di sviluppo sostenibile per l’intera regione.

«Un’infrastruttura naturale dalla Sila al mare»

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Nel suo intervento, Bruno ha definito il progetto del Parco del Neto come «una delle iniziative capaci di segnare il futuro del territorio». Ha descritto il fiume come «una straordinaria infrastruttura naturale che collega la Sila al mare, un sistema ambientale unico che può diventare un’eccellenza naturalistica, turistica ed economica». L’istituzione di un parco fluviale, secondo il consigliere, rappresenta un passo fondamentale per recuperare il rapporto tra territorio e ambiente, proteggendo i corsi d’acqua da abusivismo e inquinamento e restituendo valore alle risorse naturali.

Per garantire il successo di un’iniziativa di tale portata, Bruno ha lanciato un appello all’unità, sottolineando che il progetto «non può appartenere a una parte politica, ma deve appartenere alla Calabria». Ha quindi proposto un percorso inclusivo per arrivare a una legge regionale, costruito con il contributo di istituzioni, associazioni e comunità locali.

L’urgenza della bonifica a Crotone

Accanto alla visione strategica sul Parco, Bruno ha però riportato con forza l’attenzione sulla ferita ancora aperta della bonifica dell’area industriale di Crotone. «Crotone è stata un polo industriale chiave del Mezzogiorno – ha dichiarato – ma oggi non può essere ricordata come uno dei territori più inquinati del Sud. L’operazione di bonifica è ferma da troppo tempo e rischia di restare su un binario morto».

Rivolgendosi direttamente all’assessore regionale all’Ambiente, Antonio Montuoro, presente all’incontro, il consigliere ha chiesto un intervento deciso da parte della Regione per sbloccare la situazione. Ha denunciato una grave criticità nel sistema di vigilanza: «Da anni mancano figure fondamentali come gli ispettori Spisal, necessari a vigilare sui cantieri della bonifica». Su questo punto, ha ricordato di aver presentato un’interrogazione, insieme alla collega Elisabetta Barbuto, per chiedere il ripristino di controlli adeguati.

«Non possiamo accettare che un territorio che ha pagato un prezzo così alto sul piano ambientale e sanitario resti ancora senza risposte», ha concluso Bruno, ribadendo che su temi come il futuro della Calabria «non possono esserci divisioni politiche. Serve un progetto condiviso per mandare ai calabresi un segnale chiaro: la politica deve tornare a costruire soluzioni e a dare prospettive»

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