Ruggine&Oro, a Crotone la Calabria che non si arrende: storie di chi resta, chi torna e chi costruisce il futuro
CROTONE – Esiste una Calabria che non si rassegna allo spopolamento, ma che sceglie di trasformare la nostalgia in energia generativa. È questo il messaggio forte e chiaro emerso dalla quarta edizione del Festival della Restanza “Ruggine&Oro”, l’evento promosso dall’associazione #IoResto che ha animato il foyer del Teatro comunale Vincenzo Scaramuzza di Crotone il 21 e 22 settembre. Due serate intense di dibattiti, testimonianze e riflessioni sul delicato equilibrio tra il partire, il tornare e, soprattutto, il decidere di rimanere per seminare cambiamento.
Il cinema come specchio del territorio
La grande novità di quest’anno è stata l’apertura al linguaggio cinematografico, utilizzato come lente d’ingrandimento per indagare il legame viscerale tra memoria, persone e paesaggio. I riflettori si sono accesi su due opere significative: “La Roba”, documentario di Diana Senese che esplora con delicatezza il mondo agricolo e pastorale della Valle del Sele, e “La Colonna”, cortometraggio del 2025 firmato dal regista Antonio Cofano e ambientato nella suggestiva cornice del Parco archeologico di Capo Colonna.
La serata ha visto la partecipazione straordinaria degli attori crotonesi Vincenzo Leto e Giorgia Arena, mentre la colonna sonora dell’evento è stata affidata alle note dei musicisti Angelo e Gianfrancesco Federico. Dietro le quinte, il successo organizzativo e visivo è stato garantito dalla sinergia con Dario Megna di Officina Kreativa e Angelo Gallo del Teatro della Libellula.
Storie di “restanza” e coraggio imprenditoriale
Il cuore del festival è pulsato attraverso le voci di chi ha scelto la Calabria come terreno di sfida professionale e di vita. Emblematica la testimonianza di Lidia Alessia Gentile, ingegnera meccanica di Pallagorio e oggi Global Digital OTR Manager per il colosso Baker Hughes. Dopo gli studi e una carriera avviata fuori regione, Gentile ha scelto di rientrare: «Sono rimasta qui perché ho capito che la mia persona avrebbe avuto un peso specifico maggiore qui che altrove», ha dichiarato dal palco, sintetizzando il senso più profondo della “restanza”.
Dal riscatto individuale a quello collettivo e imprenditoriale. Matteo Tubertini, amministratore delegato di Guglielmo Caffè, ha commosso e ispirato la platea raccontando la ferma volontà dell’azienda di continuare a investire sul territorio calabrese, nonostante le gravi intimidazioni subite negli anni. In un momento di grande valore simbolico, Tubertini ha donato all’associazione #IoResto “La tazzina della legalità”. L’opera, ideata dall’imprenditore Sergio Gaglianese (presente all’evento) all’indomani dell’attentato subito dalla torrefazione nel 2022, rappresenta oggi un vessillo di legalità e di cooperazione tra le forze sane della regione.
Sguardi oltreoceano e il ruolo della formazione
La restanza, tuttavia, non è solo presenza fisica, ma anche connessione emotiva e progettuale. Lo ha dimostrato Andrea Friio, crotonese che da vent’anni vive negli Stati Uniti, dove lavora a San Francisco nel campo dell’intelligenza artificiale generativa. Pur avendo costruito una brillante carriera all’estero, Friio mantiene saldo il legame con le proprie radici e si è rivolto direttamente alle nuove generazioni con un monito chiaro: «Dovreste crearvelo voi, il futuro».
Il compito di tracciare la sintesi politica e culturale del festival è spettato al mondo accademico. Gianluigi Greco, rettore dell’Università della Calabria, ha dialogato sul ruolo cruciale dell’alta formazione e della ricerca per lo sviluppo del territorio. Secondo Greco, è urgente scardinare i vecchi stereotipi e costruire una narrazione radicalmente diversa della Calabria, garantendo ai giovani il diritto di scegliere liberamente se restare o partire. Proprio al rettore Greco è andato il premio speciale di questa quarta edizione di “Ruggine&Oro”.
L’oro oltre la ruggine
Il festival si è chiuso con un bilancio estremamente positivo e un messaggio di speranza che richiama le parole del professor Vito Teti: «La ruggine non ci deve condizionare». Quella ruggine, simbolo di abbandono e difficoltà, può e deve diventare lo stimolo per scovare l’oro che già brilla nelle comunità locali, nelle idee innovative e nel talento delle persone.
A coronare l’evento, la bellezza dell’artigianato locale: le targhe consegnate agli ospiti illustri sono state realizzate per l’occasione dal celebre maestro orafo crotonese Michele Affidato, sigillo perfetto di una Calabria che sa produrre eccellenza e bellezza.





