Cybercrime in Calabria: 7.550 reati informatici in cinque anni. Ascioti: «Piccole imprese a rischio, non lasciamole sole»
CATANZARO – Un’emergenza strisciante che viaggia lungo le reti digitali e colpisce al cuore il tessuto economico regionale. In Calabria il fenomeno dei reati informatici continua a crescere a ritmi preoccupanti: nel 2024 le denunce hanno raggiunto quota 7.559, registrando un aumento dell’11,3% rispetto ai 6.789 episodi rilevati nel 2019. Un incremento di 770 reati in cinque anni che, secondo l’ultimo Rapporto annuale di Confartigianato, riflette una vulnerabilità sempre più marcata del territorio di fronte alle minacce informatiche.
Il quadro provinciale: andamenti a macchia di leopardo
L’analisi dettagliata sui territori mostra un andamento disomogeneo nell’ultima variazione su base annua:
- In aumento: Vibo Valentia segna l’incremento più netto con un +4,8%, seguita da Reggio Calabria (+0,2%).
- In calo: Registrano una flessione nelle denunce Catanzaro (-2,1%), Crotone (-3,7%) e Cosenza (-13,1%).
Un’oscillazione che, tuttavia, non deve spingere a calare la guardia. Come sottolinea la stessa Confartigianato Imprese Calabria, le variazioni percentuali non attenuano la portata di un fenomeno in grado di compromettere la stabilità e la continuità operativa del sistema produttivo locale.
L’allarme di Confartigianato: «La vulnerabilità del piccolo tessuto economico»
A lanciare l’allarme è Salvatore Ascioti, Presidente di Confartigianato Imprese Calabria, che invita a leggere i numeri oltre la semplice statistica:
«Il dato calabrese deve essere letto con grande attenzione. Non possiamo limitarci a osservare l’andamento delle denunce senza interrogarci sulla reale capacità delle nostre imprese di riconoscere un attacco informatico, difendersi e segnalarlo tempestivamente. Oggi anche il piccolo laboratorio artigiano, la micro-impresa manifatturiera o la ditta di servizi utilizzano quotidianamente strumenti digitali per pagamenti, gestione dei clienti e fornitori. Subire un attacco significa rischiare il blocco totale dell’attività, perdite finanziarie e danni reputazionali incalcolabili.»
Formazione e risorse: le proposte per la protezione delle PMI
Secondo l’associazione di categoria, la cybersecurity deve diventare un pilastro fondamentale delle politiche di sviluppo regionale. Per tutelare il tessuto economico è necessario strutturare interventi mirati che includano formazione specifica, assistenza tecnica qualificata e strumenti di protezione accessibili anche alle realtà con budget limitati.
«Non possiamo chiedere alle microimprese di affrontare da sole rischi che richiedono competenze specialistiche e investimenti ingenti», ribadisce Ascioti. «La trasformazione digitale è una leva straordinaria di crescita, ma deve camminare di pari passo con la sicurezza. Servono percorsi di sensibilizzazione, incentivi dedicati e servizi condivisi. La sfida è far sì che nessuna impresa venga lasciata indietro: difendere le attività dai crimini informatici significa proteggere il lavoro, la competitività e il futuro dell’intera economia calabrese.»



