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Porto Santa Venere, la svolta dopo 26 anni: firmata la concessione

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Investimento da 27 milioni di euro e oltre 200 posti di lavoro a Vibo Marina. Gaglianese (La Tazzina della Legalità): «Determinante il presidente Occhiuto. Cascasi non ha mollato: da qui parte il riscatto della Calabria».

VIBO VALENTIA – Ci sono vicende burocratiche e umane che finiscono per incarnare, nel bene e nel male, il destino di un intero territorio. Quella del Marina Resort “Porto Santa Venere” di Vibo Marina ne è un esempio emblematico. Ma dopo un’estenuante attesa durata ben 26 anni e 20 giorni, la parabola di questo grande progetto infrastrutturale ed economico ha finalmente virato verso il lieto fine.

Con la recente sottoscrizione dei nuovi atti di concessione demaniale, si è sbloccato un investimento complessivo di circa 27 milioni di euro. L’opera prevede la realizzazione di 300 posti barca e una ricaduta occupazionale stimata tra i 200 e i 250 posti di lavoro, tra impieghi diretti e indotto. Una firma che rappresenta molto più di un mero adempimento formale: è il segnale concreto di uno Stato che torna a far sentire la propria presenza accanto all’imprenditoria sana.

L’azione decisiva delle istituzioni

A ricostruire i passaggi chiave che hanno portato allo sblocco dell’iter è Sergio Gaglianese, presidente dell’associazione culturale “La Tazzina della Legalità”, da sempre in prima linea nel sostegno alle battaglie civili del territorio.

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«Non avevamo intenzione di tacere né di arrenderci prima di aver raggiunto il traguardo», dichiara Gaglianese, rivolgendo un ringraziamento pubblico e diretto al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Il punto di svolta risale allo scorso 14 ottobre, quando, durante un vertice alla Cittadella regionale alla presenza dell’imprenditore Francesco Cascasi, sono state esposte le criticità che paralizzavano l’opera. In quell’occasioni, la Giunta regionale ha impresso un’accelerazione decisiva al fascicolo, poi concretizzata grazie alla collaborazione con l’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio, guidata dal presidente Paolo Piacenza.

Il coraggio di non arrendersi: la storia di Francesco Cascasi

Al centro di questo lungo percorso d’assedio burocratico e ambientale c’è la figura di Francesco Cascasi. Un imprenditore che negli anni ha affrontato intimidazioni, ostacoli amministrativi e l’isolamento, scegliendo la via della denuncia e del rispetto delle regole anziché quella della resa.

«Oggi non celebriamo solo un piano aziendale, ma rendiamo omaggio alla dignità di un uomo che non ha fatto un passo indietro», sottolinea Gaglianese. «Uno Stato che chiede al tessuto produttivo di opporsi alla criminalità organizzata ha il dovere morale di non lasciare soli i testimoni di giustizia e gli imprenditori coraggiosi quando si spengono i riflettori delle commemorazioni ufficiali».

Da “resistenza” a “ridestanza”: un nuovo paradigma per la Calabria

Il caso di Vibo Marina punta ora a trasformarsi in un modello replicabile per l’intera regione. L’obiettivo dichiarato dall’associazionismo locale è superare la narrazione di una Calabria perennemente in emergenza, costretta a inseguire i danni della criminalità o la rassegnazione del sottosviluppo.

È in questo contesto che nasce il concetto di #RIDESTANZA: un percorso culturale e civile che punta ad affiancare al contrasto giudiziario della ‘ndrangheta la creazione di opportunità reali, lavoro e dignità sociale.

«I 27 milioni di investimento non sono solo numeri, ma rappresentano l’ossigeno economico che sottrae spazi al ricatto della criminalità», conclude il presidente de La Tazzina della Legalità. «La legalità non può rimanere un mero slogan da convegno: deve tradursi in sviluppo, occupazione e libertà per il futuro di questa terra».

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