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Porto di Catanzaro Lido, il tempo delle scuse è finito

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Dagli annunci ai fatti: “La Tazzina della Legalità” chiede chiarezza sui ritardi e lancia l’appello per un confronto pubblico. «Trasparenza e responsabilità, il capoluogo non può più attendere»

CATANZARO — Una storia di ritardi, annunci mancati e incompiute che si trascina dagli anni Cinquanta del secolo scorso ad oggi. Il porto di Catanzaro Lido torna al centro del dibattito pubblico, e questa volta a richiedere chiarezza e tempi certi è la società civile. Dopo aver contribuito allo sblocco delle concessioni demaniali nel porto di Vibo Valentia — una vicenda conclusasi dopo ben 26 anni —, l’associazione La Tazzina della Legalità raccoglie la sollecitazione dei cittadini e sposta l’attenzione sull’infrastruttura del capoluogo di regione.

«Non vogliamo polemiche, vogliamo verità, responsabilità e un progetto concreto», chiarisce l’associazione. «Catanzaro non può continuare ad aspettare né a considerare normale una situazione che paralizza da decenni uno snodo economico e turistico fondamentale».

Un’infrastruttura “azzoppata” sin dalla nascita

Il quadro tracciato sull’opera descrive una parabola al limite del paradossale: a fronte di continue dichiarazioni, riferimenti a finanziamenti stanziati e promesse di riqualificazione, la struttura navale di Catanzaro Lido appare ancora oggi priva di un sistema strutturato di servizi e di una reale visione di sviluppo. Un porto azzoppato sul nascere, incapace di esprimere il proprio potenziale occupazionale e commerciale.

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Da qui la scelta di formulare una serie di quesiti diretti e circostanziati indirizzati alle istituzioni competenti:

  • Stato dell’arte e risorse: Qual è il progetto esecutivo attuale per la struttura? Quali fondi sono stati realmente stanziati, quanti impiegati e quali interventi restano da cantierizzare?
  • Responsabilità e tempi: Chi sono i referenti tecnici e istituzionali dell’iter e quale cronoprogramma ne regola le fasi di attuazione?
  • Servizi e gestione: Quale modello di governance e quali standard di servizio si intendono offrire alla comunità e all’utenza marittima?

La proposta: un tavolo tecnico e trasparenza sugli atti

L’iniziativa non intende fermarsi alla denuncia formale. L’associazione sollecita la convocazione immediata di un tavolo di confronto operativo che veda la partecipazione di tutti gli attori coinvolti: Comune di Catanzaro, Regione Calabria, Capitaneria di Porto, Autorità competenti, operatori di settore e rappresentanze associative (tra cui la Lega Navale, già attiva sul tema).

L’obiettivo dichiarato è superare le frammentazioni politiche e verticistiche per esaminare documenti e competenze in modo trasparente. L’associazione precisa inoltre che, in assenza di risposte trasparenti e tempistiche certe da parte delle istituzioni responsabili, procederà a formale richiesta di accesso agli atti per fare piena luce su progetti, iter autorizzativi e disponibilità finanziarie.

L’impegno sul territorio

«La legalità e il senso civico non conoscono confini comunali», concludono i rappresentanti de La Tazzina della Legalità, rispondendo a chi chiedeva un raggio d’azione focalizzato prioritariamente sulla città capoluogo. «Trasparenza e sviluppo sono principi che valgono a Vibo come a Catanzaro. Dopo oltre settant’anni di attese, la stagione degli annunci deve lasciare il posto a quella delle responsabilità: è tempo di aprire i cassetti, mostrare le carte e dare alla città il porto che merita».

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