Regione Calabria: case gratis nei borghi, ma è subito scontro sui social. Tutti i dettagli e i retroscena del piano “Ripopola Calabria”
L’iniziativa lanciata dal governatore Roberto Occhiuto offre 50 alloggi comunali per dieci anni a chi viene da fuori regione. La risposta ai dubbi sul bando: non si tratta di una cessione di proprietà, ma di un comodato d’uso. Scoppia la polemica sulle reali priorità del territorio.
CATANZARO – Sulla carta si presenta come un’occasione d’oro, capace di rimbalzare rapidamente su smartphone e social network: «Venite a vivere in Calabria a zero euro». Lo slogan l’ha lanciato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, attraverso un video promozionale apparso sui propri canali ufficiali lo scorso 4 novembre, seguito a distanza di pochi giorni da un secondo rilancio per spingere i cittadini ad andare a consultare gli immobili sul web. Ma oltre il clamore mediatico e le semplificazioni virali – che a una prima lettura hanno fatto pensare alla regalistica di un immobile –, cosa c’è davvero dietro l’iniziativa “Ripopola Calabria”?
Il progetto in realtà è un piano sperimentale ben delimitato. Non si parla della donazione della proprietà degli immobili, bensì della concessione in comodato d’uso gratuito per dieci anni di 50 abitazioni comunali attualmente in disuso, distribuite in 26 piccoli borghi calabresi. Sarà la Regione a farsi carico dei costi di recupero ed edilizia, riqualificando il patrimonio pubblico.
Un’operazione che si sostiene finanziariamente con una dotazione complessiva di 20 milioni di euro a valere sul Piano sviluppo e coesione, di cui 17,5 milioni sono destinati alla misura d’avviso vera e propria e circa 1,42 milioni assorbiti dalla creazione e gestione della piattaforma digitale. Per accedere ai contributi e ottenere le chiavi – il cui bando resterà aperto fino alle ore 17 del 18 dicembre 2026 sul portale dedicato – bisogna essere maggiorenni, risiedere fuori dai confini regionali da almeno tre anni e firmare il vincolo di trasferire nell’alloggio la propria residenza principale per un decennio. La selezione avverrà per graduatoria, garantendo un canale preferenziale a giovani coppie, nuclei con figli a carico e lavoratori da remoto.
I RETROSCENA E LE TEMPISTICHE – Se lo spot della campagna suggerisce un cambio di vita immediato, la realtà dei fatti richiede tempi più distesi. Gli appartamenti individuati non sono infatti pronti per essere abitati domani: terminata la fase di selezione e sottoscritte le convenzioni, i cantieri di ristrutturazione si protrarranno per un periodo calcolato fino a 18 mesi. Inoltre, i futuri abitanti dovranno comunque mettere in conto l’acquisto di arredi, le bollette dei consumi e le spese di manutenzione ordinaria. A regime, la fase pilota punta a portare nei borghi selezionati poco più di un centinaio di nuovi residenti.
LE CRITICHE E LO SCONTRO POLITICO – Proprio sulla distanza tra lo storytelling dei social e le condizioni strutturali del territorio si è innescato il dibattito politico. Tra le voci critiche è arrivata quella di Antonello Talerico, che non ha esitato a bolla l’operazione come propaganda da vetrina. La contestazione di fondo tocca un nodo scoperto della questione demografica del Mezzogiorno: una casa a canone zero basta per ripopolare la provincia? Senza un piano di rafforzamento contestuale dei servizi essenziali – a partire da sanità, trasporti di linea, plessi scolastici e opportunità occupazionali stabili –, il rischio sollevato dai detrattori è che le sole mura domestiche non bastino a trattenere né gli autoctoni né i nuovi arrivati, finendo per trasformare una misura da milioni di euro in una mera operazione d’immagine.



