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CronacaReggio Calabria

‘Ndrangheta a Gallico: arrestato l’armiere del boss Estorsioni e terrore sul territorio reggino

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REGGIO CALABRIA – Un nuovo, duro colpo alle dinamiche criminali della periferia nord di Reggio Calabria. Nei giorni scorsi, a conclusione di un’articolata e complessa attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia –, gli uomini della Squadra Mobile hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone del posto.

I due indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione di stampo mafioso ed estorsione. Nell’inchiesta figura anche un terzo soggetto, indagato insieme ai due principali sospettati per il reato di intestazione fittizia di beni, ma non raggiunto da misura cautelare.

Il seguito delle operazioni contro il clan di Gallico

L’operazione rappresenta il naturale seguito di una serie di storiche inchieste condotte sul territorio – tra cui Bello Gallico, Episodio I, Malefica e Gallico – che nel tempo hanno consentito agli inquirenti di decifrare gli assetti e le trasformazioni della cosca operante nell’area di Gallico. Un territorio, quello a nord della città, da anni segnato da continue fibrillazioni, faide interne e riconfigurazioni strutturali dettate dalla brama di controllo esclusivo sui traffici illeciti, dall’espansione del mercato della droga e dal costante approvvigionamento di armi da fuoco.

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Dalla condanna in “Gotha” al ruolo di armiere capo

Al centro del nuovo quadro probatorio emerge con prepotenza la figura chiave di uno dei due arrestati. Già coinvolto nella nota maxi-inchiesta Gotha come intraneo al gruppo di Gallico e condannato in secondo grado (sentenza che gli aveva tuttavia escluso il ruolo di vertice), l’uomo avrebbe scalato le gerarchie della ‘ndrina fino a diventarne il vero e proprio “armiere capo”.

Secondo le ricostruzioni della Squadra Mobile, l’indagato non solo custodiva l’arsenale, ma esercitava poteri decisionali, di indirizzo e di rappresentanza all’interno del locale di ‘ndrangheta, imponendo un controllo asfissiante sul territorio. Agiva come punto di raccordo tra le varie componenti della cosca, risolveva i contrasti interni, pianificava le estorsioni ai danni delle attività economiche e produttive e garantiva il sostentamento economico ai sodali detenuti, attingendo direttamente dalle casse dei traffici illeciti. Un’operatività criminale condotta spregiudicatamente, persino durante il periodo in cui era sottoposto alla misura della sorveglianza speciale.

Pizzo sulle feste di Capodanno e beni fittizi

Tra i vari episodi contestati nell’inchiesta spicca una grave estorsione ai danni di un imprenditore locale. La sua “colpa” era stata quella di aver individuato una location e organizzato i festeggiamenti per il Capodanno 2025 nella zona di Gallico senza aver prima chiesto ed ottenuto la preventiva “autorizzazione” del clan. Un’iniziativa punita con ripetute minacce e pressioni intimidatorie.

L’indagine ha infine svelato una rete di intestazioni fittizie di società e beni immobiliari, orchestrata dagli indagati per schermare i patrimoni di provenienza illecita e sottrarli ad eventuali sequestri dello Stato.

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