Tratto Design Days, il festival che avvicina il progetto a tutti: a Lamezia il 70% dei visitatori non è del settore
LAMEZIA TERME — Quando si parla di design, il pensiero va subito a sedie e oggetti di gran lusso dedicati a pochi esperti di settore. A ribaltare questo luogo comune ci ha pensato la prima edizione dei Tratto Design Days, il festival che dal 23 al 25 ottobre ha trasformato il Complesso Monumentale San Domenico di Lamezia Terme in un laboratorio creativo aperto a tutti.
Il dato più interessante? Il 70% del pubblico non lavora nel mondo della progettazione. Un segnale chiaro: la voglia di capire come il design plasmi il nostro quotidiano va ben oltre gli addetti ai lavori, attirando studenti, insegnanti, imprenditori e curiosi, con più di un terzo dei partecipanti arrivato da fuori città e da altre regioni.
Diciotto appuntamenti per immaginare il futuro
Con 18 incontri e oltre 40 ospiti tra architetti, ricercatori e istituzioni, la tre giorni ha messo al centro un’idea semplice ma potente: tutto ciò che ci circonda è frutto di una scelta e, in quanto tale, può essere ripensato.
A fare da filo conduttore è stata l’interdisciplinarità. Si è parlato di trasformazione digitale, manifattura, patrimonio culturale e territorio, facendo dialogare mondi che spesso non si incontrano. Tra gli appuntamenti più partecipati, il dibattito “Chiedere a un archivio”, che ha esplorato il legame tra memoria e intelligenza artificiale mettendo allo stesso tavolo bibliotecari, manager della digitalizzazione, assessori e imprenditori tech.
Non sono mancati grandi nomi del settore — da Alfonso Femia a Chiara Alessi — e collaborazioni con realtà come Lanificio Leo, Nido di Seta e la Fondazione Trame ETS, oltre al coinvolgimento di otto istituzioni accademiche e del circuito ADI (Associazione per il Disegno Industriale).
«Volevamo portare la cultura del progetto fuori dai confini delle singole professioni», spiega Francesco Cefalà, direttore artistico dell’iniziativa. «Progettare significa intervenire sul modo in cui viviamo, lavoriamo e abitiamo gli spazi. Il valore del festival sta nell’aver usato il design come metodo per far dialogare chi progetta, chi amministra e chi fa cultura.»
Luoghi che tornano a vivere
Il festival non si è limitato a far parlare i suoi protagonisti: ha lasciato un segno concreto sulla città. Un’ala del Complesso San Domenico, rimasta chiusa per anni, è stata riaperta e riallestita per l’occasione, arricchita da giochi di luce e videomapping nel chiostro.
La manifestazione ha coinciso anche con la riapertura del Museo Archeologico Lametino. Proprio qui è nata la sinergia con l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro: come annunciato dalla presidente Stefania Mancuso, gli studenti dell’Accademia lavoreranno nei prossimi mesi alla progettazione dell’identità visiva dell’intero Complesso San Domenico.
Spazio anche al coinvolgimento attivo con la mostra “Nu puntu e na figura” (in collaborazione con The Calabreser) — un’installazione interattiva affiancata a 99 copertine dedicate alla Calabria — e con il format Tratto Open Stage, che ha dato voce e palco a cinque idee emergenti selezionate tramite bando. Grande attenzione, infine, all’accessibilità: la lezione-spettacolo di Chiara Alessi è stata tradotta dal vivo nella Lingua dei Segni Italiana (LIS).
I Tratto Design Days si chiudono così con un bilancio ampiamente positivo, dimostrando che il design non è un’etichetta per pochi, ma un linguaggio universale capace di riattivare spazi, idee e comunità.



