VIDEO – Blitz all’alba nel Reggino: smantellato un lucroso “cartello” dei farmaci fantasma. Coinvolti camici bianchi e farmacisti.
Un terremoto giudiziario scuote la sanità calabrese. Nelle prime ore di oggi, i Carabinieri del NAS di Reggio Calabria hanno fatto scattare un’operazione che ha disarticolato una rete criminale dedita a saccheggiare le casse del Servizio Sanitario Nazionale. Sei le misure cautelari eseguite. Per tre indagati si sono aperte le porte dei domiciliari, mentre un medico è stato interdetto dalla professione per sei mesi; obbligo di firma, invece, per altre due persone. Le accuse? Pesantissime: corruzione, truffa aggravata e falso ideologico.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica reggina, non è nata per caso. È il frutto di un lavoro certosino, fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, perquisizioni a tappeto e sequestri di faldoni di documenti. Un’indagine vecchio stile che ha squarciato il velo di omertà su un sistema apparentemente perfetto.
Al centro dell’ingranaggio c’era una farmacia della provincia. Qui, secondo gli inquirenti, la titolare – spalleggiata dal padre (anch’egli medico) e da una dipendente – aveva stretto un patto d’acciaio con tre medici di base compiacenti. Il meccanismo era tanto semplice quanto redditizio: i medici sfornavano ricette false intestandole a pazienti del tutto ignari, senza alcuna visita o reale necessità terapeutica. In cambio del “disturbo”, intascavano una mazzetta pari al 10% del valore del farmaco prescritto.
Una volta ottenute le ricette, la farmacia chiedeva il rimborso allo Stato per medicinali che, in realtà, non venivano mai consegnati a nessuno. Scatole vuote, rimborsi pieni.
Le indagini sono ancora nella fase preliminare e, come impone la legge, per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva. Ma il quadro delineato dagli investigatori, per ora, resta inquietante.





