Il 70% dei lavoratori dice basta. Sciopero in Sacal GH, l’Ugl chiede verifiche sulla gestione della mobilitazione e un cambio di passo nelle relazioni industriali
Lamezia Terme, 25 giugno 2026 – Una spaccatura netta. Un segnale inequivocabile che scuote le piste dello scalo di Lamezia Terme e rimbalza fino ai palazzi della politica regionale. L’adesione sfiora il 70%. Per l’UGL Trasporto Aereo Calabria non si tratta di semplici numeri, ma di un grido d’allarme collettivo: il personale di SACAL GH S.p.A., colosso dell’handling aeroportuale calabrese, ha incrociato le braccia. Il malessere, accumulato in mesi di tensioni silenziose, è esploso in un sit-in rumoroso e partecipato a ridosso del terminal. Al centro della contesa ci sono la dignità del lavoro, la tutela del Contratto Collettivo Nazionale e un sistema di relazioni industriali che il sindacato definisce, senza mezzi termini, ormai desertificato.
La rottura non è stata improvvisa. Tutt’altro. L’UGL rivendica di aver cercato la via del dialogo fino all’ultimo istante utile, persino durante il delicato tavolo di conciliazione del 10 giugno scorso presso la Prefettura di Catanzaro, convocato a mobilitazione già formalizzata. In quella sede, a fronte della disponibilità sindacale a individuare soluzioni di compromesso per scongiurare il blocco dei servizi, l’azienda avrebbe risposto irrigidendosi sulle posizioni di partenza. SACAL GH ha infatti scelto di impugnare le procedure di raffreddamento davanti alla Commissione di Garanzia, invocando sanzioni contro la sigla sindacale; un tentativo di sbarramento che si è rivelato infruttuoso, dato che l’autorità di vigilanza ha confermato la piena regolarità dell’iter promosso dall’UGL.
Ma è sulla gestione pratica dello sciopero che si addensano le ombre più fitte e si preannunciano battaglie legali.
Il sindacato denuncia anomalie marcate nell’organizzazione dei contingenti minimi, uno strumento disciplinato dalla Legge 146/1990 per garantire esclusivamente i servizi essenziali e non certo per blindare l’ordinaria operatività aziendale. Durante la fascia oraria di sciopero erano presenti in servizio 34 lavoratori: di questi, ben 18 erano precettati nei contingenti minimi e 16 operavano al di fuori di essi. Numeri sproporzionati, secondo l’UGL, che accusa l’azienda di aver utilizzato il personale contingentato per gestire indistintamente tutti i voli in arrivo e in partenza, fornendo peraltro istruzioni fumose e generiche sui reali limiti dei servizi da assicurare.
A complicare il quadro si aggiunge il “giallo” del personale di AviaPartner, società terza operante nello scalo. Secondo le testimonianze raccolte dal sindacato, alcuni addetti di questa azienda sarebbero stati dirottati su mansioni di competenza esclusiva di SACAL GH per rimpiazzare i lavoratori in sciopero. Un travaso di manodopera che, se confermato, configurerebbe una condotta antisindacale su cui l’UGL esige immediata chiarezza da parte degli ispettori del lavoro. Nonostante queste manovre di contenimento, gli effetti della protesta si sono fatti sentire: ritardi diffusi sui voli in partenza e forti rallentamenti nella riconsegna dei bagagli hanno ridisegnato la geografia della giornata aeroportuale.
La tensione si misura anche sul terreno dei diritti democratici di base, a partire da quello d’assemblea, che l’UGL descrive come sistematicamente compresso. L’episodio del 27 maggio scorso è emblematico: un’assemblea autorizzata è stata confinata in locali angusti, aperti con oltre mezz’ora di ritardo e privi dei requisiti minimi di sicurezza, costringendo i lavoratori a riunirsi all’aperto. Copione analogo il 24 giugno, quando l’azienda ha negato l’autorizzazione a un incontro sindacale pre-sciopero bollandolo come “sciopero mascherato”, respingendo al mittente anche la proposta dell’UGL di rimodulare l’orario per non intralciare i flussi operativi.
La vertenza, tuttavia, non si esaurisce dentro i confini del perimetro aziendale, ma interroga il futuro stesso della mobilità calabrese.
Gli aeroporti di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone sono destinatari di imponenti flussi di denaro pubblico. Per l’UGL, questa pioggia di investimenti non può tradursi esclusivamente in un mero conteggio statistico di passeggeri e rotte low-cost; deve invece farsi volano per la creazione di occupazione stabile, di qualità e rispettosa dei diritti. Senza una governance lungimirante e capace di valorizzare le risorse umane del territorio, il rischio concreto è che i fondi pubblici si trasformino in cattedrali nel deserto economico, lasciando intatte le fragilità strutturali della regione.
Il nodo politico resta cruciale. SACAL GH è una controllata di SACAL S.p.A., società a maggioranza pubblica guidata dalla Regione Calabria. L’esclusione dell’UGL – firmataria del CCNL – dalla contrattazione di secondo livello rappresenta una ferita democratica che chiama in causa direttamente le istituzioni regionali. Quando in un’azienda a controllo pubblico si arriva a contestare l’esercizio di diritti costituzionali, il silenzio della politica diventa complice.
La Segreteria Regionale UGL Trasporto Aereo Calabria ha già depositato gli atti presso gli organismi di vigilanza competenti. La richiesta è chiara: accertamenti rigorosi e immediati su contingenti, sostituzioni di personale e condotte aziendali. Il 70% di adesione non è un punto d’arrivo, ma uno spartiacque. Se non arriveranno risposte concrete e un cambio radicale di rotta nelle relazioni industriali, il sindacato è pronto a inasprire la protesta, mettendo in conto un nuovo sciopero di ventiquattro ore. La palla passa ora alla dirigenza e alla Regione.





