Lavoro

Tensioni ad alta quota a Lamezia Terme: braccia incrociate per il personale SACAL GH

Quattro ore di stop, ma una matassa di problemi ben più fitta da sbrogliare. Lo sciopero che ha interessato lo scalo aeroportuale di Lamezia Terme, indetto dalla sigla sindacale UGL Trasporto Aereo Calabria, ha riacceso prepotentemente i riflettori sulla gestione del personale SACAL GH S.p.A. La protesta, concentrata nella fascia oraria nevralgica che va dalle 12:00 alle 16:00, non si è limitata all’astensione dal lavoro: un sit-in rumoroso e partecipato ha animato le aree adiacenti al terminal, rendendo visibile la frustrazione dei lavoratori anche agli occhi dei passeggeri in transito.

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Ma cosa c’è dietro questa improvvisa fiammata di protesta?

Le ragioni affondano le radici in un malessere profondo e prolungato. UGL punta il dito contro relazioni industriali ormai ridotte ai minimi termini, denunciando turni massacranti, riposi saltati e una cronica carenza di organico che mette a dura prova la tenuta psicofisica degli operatori. A far traboccare il vaso, tuttavia, è la questione legata alla mancata stabilizzazione dei lavoratori stagionali. Parliamo di professionisti che, in molti casi, prestano servizio nello scalo da oltre quindici anni, intrappolati in un eterno limbo di precarietà nonostante il costante aumento del traffico passeggeri. Per il sindacato, l’atteggiamento unilaterale dell’azienda ha sistematicamente compresso i diritti dei lavoratori e svuotato di significato i tavoli di concertazione, rendendo lo sciopero l’unica via d’uscita rimasta.

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Inevitabili i riflessi sull’operatività dello scalo. Collocandosi al di fuori delle tradizionali fasce orarie protette, l’agitazione ha rischiato di paralizzare i collegamenti proprio nelle ore centrali della giornata. Sebbene la legge garantisca i servizi minimi essenziali, l’effetto domino su ritardi e possibili cancellazioni ha tenuto col fiato sospeso centinaia di viaggiatori.

Questa vertenza non è solo una disputa contrattuale isolata. Rappresenta, piuttosto, lo specchio di una contraddizione più grande che investe l’intero sistema aeroportuale calabrese: come si può conciliare l’ambiziosa crescita del traffico aereo con il rispetto della dignità del lavoro? Senza risposte concrete a questa domanda, il rischio è che lo scalo di Lamezia Terme continui a volare a scartamento ridotto.

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