Politica

“VERTENZA CHIAMA ROMA: quando gli atti bussano, le dichiarazioni arrivano dopo”

In riferimento al comunicato diffuso dalla Consigliera regionale Elisabetta Barbuto, ritengo necessario ristabilire con chiarezza, sulla base di prove documentali, la realtà dei fatti, con il senso di responsabilità che una vertenza come ChiamaRoma impone.

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Non vi è stata alcuna distrazione.

In data 24 dicembre ho formalmente inviato una nota via PEC al Presidente della Regione Calabria, al Sindaco di Crotone, ai Consiglieri regionali del territorio, al Presidente della Provincia e ai Parlamentari eletti nel crotonese.

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La stessa nota è stata trasmessa alla Consigliera Barbuto il 29 dicembre, anche via WhatsApp e sulla PEC personale.

In quella comunicazione si chiedevano due azioni precise: l’attivazione di un tavolo istituzionale – che infatti si è tenuto a livello comunale – e un intervento politico attivo e responsabile da parte di tutti i soggetti coinvolti.

Proprio per questo, ci saremmo aspettati un interessamento immediato, un vero e proprio salto dalla sedia: non per agitazione, ma per senso del dovere. Soprattutto per una vertenza che oggi viene descritta come particolarmente sentita.

Invece, la prima e unica presa di posizione pubblica della Consigliera è arrivata circa un mese dopo, quando la procedura del bando ChiamaRoma era ormai conclusa fino all’apertura delle buste. Certo, sempre meglio tardi che mai, ma il tempo, in queste vertenze, non è un dettaglio secondario.

Non ci risulta, inoltre, che nei suoi interventi in Consiglio regionale si sia mai fatto riferimento alla vertenza ChiamaRoma.

Ho comunque apprezzato il confronto telefonico intercorso nel pomeriggio del 21 gennaio, seppur tardivo, durante il quale la Consigliera ha chiesto ulteriori dettagli sulla vertenza, riconoscendo la correttezza dell’inquadramento del problema.

Così come non ho mai messo in discussione l’interrogazione parlamentare dell’on. Orrico, che richiama il Governo a una verifica di legittimità.

Resta però inevasa una questione centrale: il rappresentante legale del bando ChiamaRoma è il Sindaco di Roma, e il suo Direttore Generale ha già risposto, rivendicando – con una nota peraltro controversa – la piena legittimità dell’impianto.

Ed è qui che nasce l’interrogativo politico: perché, a fronte di una clausola di territorialità riconosciuta come penalizzante per i lavoratori di Crotone, nessuno chiama apertamente alla propria responsabilità il Sindaco di Roma, esponente di primo piano e fondatore del Partito Democratico? Di certo non del centrodestra.

Siamo consapevoli che il contesto politico locale sia oggi fortemente condizionato dalla campagna elettorale, spesso più concentrata sugli annunci che su proposte concrete e soluzioni reali. Un tempo, in situazioni come queste, c’era persino una competizione positiva: chi interveniva per primo, chi si faceva avanti per risolvere il problema. Oggi, purtroppo, non accade nemmeno questo, ed è un segnale che non può essere ignorato.

Il richiamo all’unità va bene, è giusto ed è condivisibile. Ma l’unità ha senso solo se fondata su idee chiare, azioni concrete e tempi coerenti. Non può trasformarsi in un’unità spirituale, fatta di buone intenzioni, dichiarazioni tardive o interventi che, pur animati da nobili sentimenti, non producono effetti reali.

Fa piacere constatare che ciò che ieri sembrava invisibile oggi diventi improvvisamente degno di interesse. Peccato solo per il ritardo: i problemi c’erano prima, sono stati segnalati prima e avrebbero meritato risposte prima.

Accogliamo comunque questo improvviso risveglio con spirito costruttivo – e con quel pizzico di sarcasmo che nasce quando l’attenzione arriva solo dopo che qualcuno ha avuto il coraggio di alzarsi, disturbare e parlare chiaro.

Questa potrebbe essere l’occasione, finalmente, per evitare auto-referenzialità e mettere in campo azioni politiche concrete e incisive nei confronti di chi ha realmente in mano il futuro di 125 famiglie.

Spostare il tiro, creare confusione, strumentalizzare o personalizzare il confronto non fa che rendere più difficile la soluzione della vertenza e allontanare l’obiettivo che la stessa politica dichiara di voler perseguire: l’unità.

Meglio tardi che mai, si dice. Ma quando si parla di lavoro e di famiglie, la tempestività non è un dettaglio: è parte integrante della responsabilità.

La CONF.I.A.L. continuerà a fare la propria parte, come sempre, muovendo tutti i canali istituzionali. Ma una cosa è chiara: il tempo conta, e le responsabilità politiche non possono essere rinviate.

Oggi le possibilità di intervenire esistono ancora. Sta alla politica dimostrare di volerle esercitare. Con i fatti.

Fabio Tomaino Portavoce Nazionale CONF.I.A.L.