VIDEO – Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: il “davanti” che orienta la responsabilità del comunicare
CROTONE — Nella Chiesa dell’Immacolata, durante la celebrazione organizzata dall’Unione Cattolica Stampa Italiana di Calabria (Sez. “Natuzza Evolo”), la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ha posto al centro della riflessione il senso etico della comunicazione nel tempo delle trasformazioni digitali. Le letture di Isaia e del Vangelo di Matteo hanno fatto da sfondo all’omelia di S.E. Mons. Alberto Torriani, che ha scandito la sua meditazione attorno a un avverbio: “davanti”.
Riferendosi al passo di Isaia — «Davanti a te camminerà la tua giustizia» (Is 58,8) — il vescovo ha proposto l’immagine di una giustizia che precede e indica la direzione: non un’astrazione, ma un criterio operativo per chi racconta. Il “davanti” può essere, ha avvertito, la ricerca dell’audience, la velocità o interessi di parte; oppure la giustizia, il rispetto dei fatti, la tutela della dignità e l’attenzione ai più fragili.
Dal Vangelo è emersa la tensione tra visibilità e umiltà: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini» (Mt 5,16) contrapposta all’esortazione a non fare il bene per essere ammirati (Mt 6,1). Mons. Torriani ha spiegato che non si tratta di contraddizione ma di distinzione: il bene può essere visibile senza divenire esibizione; la comunicazione cristiana è servizio, non autoaffermazione.
Il presule ha inoltre messo in guardia dalla sostituzione della responsabilità personale con l’affidamento esclusivo alle tecnologie. Citando il Messaggio di Papa Leone XIII per la 60ª Giornata — richiamo ripreso nell’omelia — ha sottolineato l’importanza del volto e della voce umana, elementi che non possono essere delegati completamente alle macchine senza impoverire la responsabilità etica del comunicatore.
Lo stile comunicativo è stato evocato con le immagini del sale e della luce: il sale che dà sapore senza apparire e la luce che illumina senza mettere al centro chi la emette. Per Mons. Torriani, la parola autentica non si proclama, ma aiuta a vedere meglio la realtà; così la professione del comunicatore può farsi vocazione.
Quando la giustizia cammina davanti, ha proseguito, la comunicazione diventa forma di carità sociale: dare voce agli esclusi, rispettare la verità, non alimentare paure, scegliere parole che favoriscono comprensione e solidarietà. In questo orizzonte, raccontare significa partecipare alla dinamica della Parola incarnata in Cristo, che ha volto e voce.
L’omelia si è chiusa ricordando l’ultimo “davanti”: ogni comunicatore sta davanti a Dio. Dietro ogni notizia c’è una vita, ogni sofferenza è un mistero da rispettare. Solo una comunicazione radicata nella verità, nella giustizia e nella responsabilità della coscienza può essere davvero umana — luminosa e al servizio della dignità della persona.

