Sociale

Voci contro il silenzio: a Isola Capo Rizzuto il dolore si trasforma in lezione di vita

ISOLA CAPO RIZZUTO, 24 MARZO – Storie che feriscono, ma che insegnano. Dolore che diventa forza, fragilità che si trasforma in un dono per gli altri. Si è tenuta una nuova, toccante tappa del progetto “Chiediti se sono felice”, l’iniziativa che porta nelle scuole calabresi un messaggio potente contro la violenza di genere, il bullismo e, soprattutto, l’indifferenza.

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Il tour, ideato da Alfonso Toscano, presidente dell’associazione “Il dono”, prosegue il suo viaggio grazie alla forte sinergia con la Polizia di Stato e le cinque Questure calabresi, trovando terreno fertile negli istituti che, come il polo tecnico professionale di Isola, aprono le porte a un dialogo necessario.

Ad aprire i lavori, moderati dalla giornalista Letizia Varano, è stato il dirigente scolastico Tommaso Bubba, che ha ribadito la volontà della scuola di affrontare temi tanto delicati quanto fondamentali per la crescita dei giovani. A rappresentare la vicinanza delle istituzioni è stato il dottor Mario Lanzaro, vicario del Questore di Crotone, che ha portato un messaggio chiaro e diretto agli studenti: “Non voltatevi dall’altra parte. L’indifferenza è complicità. Davanti al bullismo, denunciate, chiedete aiuto alla famiglia, alla scuola, alla Polizia”.

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Il cuore dell’incontro, però, sono state le testimonianze. Voci di donne e madri che hanno vissuto sulla propria pelle la violenza e la discriminazione, e che oggi hanno scelto di non tacere.

La giornata si è aperta con il racconto di Maila Ricca, sociologa che, accompagnata dalla madre Nila, ha condiviso il ricordo delle sofferenze subite a scuola da parte di una maestra a causa della sua disabilità. Ferite profonde che, però, sono diventate il motore per reagire, studiare e laurearsi, con l’obiettivo che nessuno debba più vivere un’esperienza simile.

Subito dopo, la testimonianza luminosa di Alessia Raso, giovane atleta ipovedente, ha inondato la sala di speranza. Alessia ha parlato del suo amore per la vita e della sua capacità di “vedere con il cuore”, chiedendo di essere guardata per ciò che è, senza compatimento.

Il silenzio è diventato assordante durante l’intervento di Maria Raso Catrambone, madre di Michele Ruffino, aspirante pasticcere che si è tolto la vita perché perseguitato dai bulli. Con coraggio e dignità immensi, ha raccontato come ha trasformato il dolore più indicibile in una missione contro l’omertà e l’indifferenza che hanno contribuito alla morte del figlio.

A chiudere il cerchio è stata la storia drammatica di Maria Elisabeth Rosanò, sociologa e orfana di femminicidio. A soli sei anni ha assistito all’omicidio della madre per mano del padre. Un trauma seguito dalla solitudine della casa famiglia, fino alla rinascita con l’adozione e la decisione di mettere il proprio vissuto al servizio degli altri.

L’impatto di queste storie si è manifestato nel modo più autentico quando una studentessa dell’istituto, tra le lacrime, ha trovato il coraggio di raccontare le angherie subite negli anni passati, ringraziando i suoi attuali compagni per averle finalmente mostrato il volto dell’amicizia e dell’affetto sincero. Un finale spontaneo che ha dimostrato, più di ogni parola, quanto un progetto come questo possa davvero fare la differenza.

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