Cosenza, Laboratorio di Futuro: Donne e Dialogo per una Città Transculturale
Promosso da Fidapa e dalla Consulta Intercultura, un convegno traccia la rotta per una comunità basata su partecipazione e mediazione. Dalla rappresentanza istituzionale alle barriere sanitarie, le testimonianze evidenziano che la diversità non è un limite, ma una risorsa per costruire il domani.
COSENZA – Il futuro delle città è transculturale. Non una prospettiva lontana, ma una realtà già in atto, fatta di lingue, storie e identità che si intrecciano nello spazio urbano. È questo il messaggio emerso con forza dal convegno “Donne e comunicazione interculturale nella sfera pubblica”, tenutosi nella sala consiliare del Comune di Cosenza. L’evento, promosso dalla sezione locale della Fidapa e dalla Consulta Intercultura comunale, si è trasformato in un laboratorio di idee per riflettere sul ruolo cruciale delle donne come motori di dialogo e partecipazione.
Moderato dalla giornalista Denise Ubbriaco, l’incontro ha messo in chiaro un punto fondamentale: la diversità è una risorsa preziosa su cui costruire una comunità più coesa e dinamica. Ad aprire i lavori è stata Rosaria Guzzo, presidente della Fidapa di Cosenza, che ha subito evidenziato la necessità di «creare connessioni tra dimensione locale e globale, perché culture diverse si incontrino, si comprendano e facciano rete». Una sfida che richiede visione e strumenti concreti.
E uno di questi strumenti è proprio la Consulta Intercultura, istituita dal Comune nel 2022. La consigliera comunale Alessandra Bresciani ne ha raccontato la genesi, definendola «una risposta concreta alla richiesta delle comunità straniere di essere rappresentate». Un organo collegiale, non un singolo referente, per privilegiare il confronto. «Le nostre città sono già transculturali e lo saranno sempre di più. Servono spazi di rappresentanza», ha affermato Bresciani, annunciando tra i prossimi progetti il Muina Fest, un festival interculturale previsto a giugno per favorire l’incontro tra cittadini e comunità straniere.
Ma la strada è ancora in salita. A riportare il dibattito sulla concretezza delle sfide quotidiane è stata Stefania Bevilacqua, membro del direttivo della Consulta e mediatrice culturale in rappresentanza della minoranza rom. Il suo intervento ha acceso i riflettori sulla condizione di invisibilità di molte donne migranti. «Tante vivono a Cosenza da decenni, ma restano isolate. Lavorano, tornano a casa, temono discriminazioni e non si sentono parte della comunità». Il nodo più critico è l’accesso ai servizi, in particolare quelli sanitari. Barriere linguistiche e burocratiche trasformano un diritto in un percorso a ostacoli, con conseguenze come l’uso improprio del pronto soccorso e la totale assenza di prevenzione. La mediazione culturale, ha sottolineato, «non è un optional, ma una necessità strutturale».
Un concetto ribadito da Gilda Zinno, segretaria Fidapa e specialista in Mediazione Linguistico-Culturale, che ha insistito su un punto chiave: senza comunicazione efficace, non esistono servizi pubblici realmente accessibili. «Gli uffici pubblici sono la prima interfaccia interculturale», ha spiegato, ma troppo spesso il personale non è formato per gestire questa complessità. Investire in formazione significa migliorare la qualità dei servizi, ridurre il divario tra cittadini e istituzioni e, in definitiva, costruire fiducia.
A dare un volto e una voce a queste sfide è stata la testimonianza di Maria Mercedes Santivañez Arredondo, giovane peruviana arrivata a Cosenza per studiare. Il suo racconto ha attraversato le difficoltà con la lingua, le discriminazioni sottili e la determinazione nel conquistare ogni traguardo, dall’università al lavoro. «Non portiamo solo noi stessi, ma anche la nostra cultura e la nostra famiglia», ha affermato, restituendo la dimensione umana e complessa dei percorsi migratori.
Il convegno ha anche stimolato una riflessione sul linguaggio. La parola “inclusione” è stata messa in discussione, giudicata troppo passiva. «Meglio parlare di integrazione, di costruzione reciproca», ha proposto Stefania Bevilacqua, usando una metafora efficace: «Come in una torta, ogni ingrediente è essenziale e contribuisce al risultato finale».
L’incontro si è chiuso con la consapevolezza che Cosenza ha le carte in regola per diventare un laboratorio nazionale di buone pratiche. Le proposte sono chiare: rafforzare le reti associative, estendere il modello della Consulta e investire seriamente nella formazione degli operatori pubblici. Il cambiamento è già qui e passa attraverso l’impegno di chi, ogni giorno, media, costruisce e trasforma le fragilità in ponti verso il futuro.




