Politica

Sottosegretari regionali, i capigruppo del centrosinistra mobilitati per la raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare: «Cresce il sostegno dei calabresi alla proposta di legge per abolirli»

CATANZARO – C’è un fermento silenzioso ma costante che attraversa le piazze calabresi. Non è la solita eco della protesta d’aula, ma qualcosa di più radicato. In tutta la regione, banchetto dopo banchetto, prosegue senza sosta la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che punta a cancellare una figura reintrodotta di recente: il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale. Una poltrona blindata, blindatissima, che la maggioranza di centrodestra guidata da Roberto Occhiuto ha voluto rimettere in piedi nei mesi scorsi, sollevando un polverone che non accenna a diradarsi.

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A tracciare una linea sul percorso intrapreso sono i capigruppo del centrosinistra in Consiglio regionale: Enzo Bruno (Tridico Presidente), Ernesto Alecci (Partito Democratico), Elisa Scutellà (Movimento Cinque Stelle), Filomena Greco (Casa Riformista) e Francesco De Cicco (Democratici Progressisti Meridionalisti). La loro diagnosi è netta. Parlano di una mobilitazione che cresce di giorno in giorno. Di gente che si ferma, si informa e firma.

«La macchina si è messa in moto», dichiarano i consiglieri regionali con una nota congiunta. «E i motori girano a pieno regime in tantissimi comuni calabresi. Avvertiamo un’attenzione vera, una partecipazione che va oltre la semplice firma su un foglio di carta; c’è una condivisione profonda delle ragioni che sostengono questa battaglia. I cittadini lo capiscono. Capiscono che non stiamo discutendo di un mero organigramma burocratico o di un cavillo istituzionale, ma di etica pubblica. Si tratta di capire dove vanno a finire i soldi dei calabresi e quali siano le vere priorità di una terra che soffre».

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La genesi dello scontro è nota, ma merita di essere ricordata per la sua parabola temporale. I sottosegretari alla Presidenza erano stati cancellati dal bilancio e dalla geografia politica calabrese nel lontano 2012, in piena epoca di spending review e tagli ai costi della politica. Poi, la retromarcia. La maggioranza di centrodestra ha deciso di rispolverare la figura, approvando una legge regionale ad hoc. Una mossa che l’opposizione ha bollato immediatamente come uno schiaffo in faccia ai cittadini, soprattutto in una fase storica drammatica, segnata da una sanità al collasso, emergenze sociali croniche e un tessuto economico fragile.

«Non potevamo stare a guardare», continuano i capigruppo di centrosinistra. «Abbiamo attivato ogni singolo strumento democratico e costituzionale per bloccare quella che consideriamo una stortura politica. Da un lato c’è questa proposta di legge di iniziativa popolare, con i cittadini che firmano nei mercati e nelle piazze. Dall’altro, portiamo avanti la battaglia legale e istituzionale per l’impugnazione della legge, con l’obiettivo ultimo di arrivare a un referendum. Vogliamo che siano i calabresi a decidere. Devono essere loro a dire se questa spesa è opportuna o meno. La nostra non è e non sarà mai una sterile protesta di palazzo: è un percorso di democrazia partecipata che restituisce la parola alla Calabria».

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