Infrastrutture, insediato a Catanzaro il Tavolo di Monitoraggio sulla SS 106. Maccarone (Feneal Uil): «Niente zone d’ombra su contratti e sicurezza»
CATANZARO – Un’arteria d’asfalto che per decenni ha squarciato la Calabria tra promesse mancate e croci sul ciglio della strada prova finalmente a cambiare destino. Non solo nei progetti, ma nelle regole d’ingaggio del territorio. Presso l’ufficio territoriale del Governo di Catanzaro si è infatti insediato ufficialmente il primo Tavolo di Monitoraggio permanente per la tratta Catanzaro-Crotone della SS 106. Un vertice operativo blindato, che ha visto sedersi allo stesso tavolo i rappresentanti delle Prefetture delle due province, i vertici di ANAS, l’Ispettorato Territoriale del Lavoro e le sigle sindacali di categoria.
L’obiettivo? Blindare i cantieri. Evitare che la grande opera si trasformi nell’ennesimo feudo di irregolarità, infiltrazioni o, peggio, sangue.
Un argine contro le zone d’ombra
Per la FENEAL UIL Calabria, l’avvio di questo organismo di controllo non rappresenta un mero passaggio burocratico. È, al contrario, un presidio di garanzia democratica su un’infrastruttura strategica che il territorio rivendica da generazioni.
«Quello che si è appena aperto è un tavolo che consideriamo decisivo», spiega senza giri di parole il Segretario generale della FENEAL UIL Calabria, Giacomo Maccarone. «Parliamo di un’opera che per la Calabria significa sicurezza, sviluppo e diritto alla mobilità. La SS 106 è fondamentale per il rilancio del territorio ed è proprio per questo che la sua realizzazione deve avvenire nel pieno rispetto delle regole e dei diritti di chi lavora».
Il sindacato punta a trasformare la vigilanza in un’arma di prevenzione attiva. L’imperativo è chiaro: applicazione rigorosa del contratto nazionale dell’edilizia, trasparenza assoluta sulle sub-filiere e contrasto serrato al dumping contrattuale. Niente sconti. Su un investimento di questa portata, la legalità deve farsi prassi quotidiana.
Dal fango della “strada della morte” al modello di sicurezza
C’è poi una ferita aperta che questa infrastruttura porta con sé: la sicurezza stradale, che deve però specchiarsi in quella dei cantieri che la realizzeranno.
Per troppi anni la SS 106 è stata tristemente ribattezzata la “strada della morte”. Una scia di lamiere e vite spezzate che oggi impone un riscatto etico. «È nostro dovere fare in modo che i cantieri destinati a cambiarne il volto diventino un esempio di sicurezza e organizzazione», incalza Maccarone. «”Zero morti sul lavoro” non può essere uno slogan da confinare nei convegni, ma l’ossessione che deve guidare ogni singola scelta operativa all’interno dei cantieri».
Il lavoro come riscatto sociale
La scommessa, infine, si gioca sul valore del lavoro che verrà generato. La FENEAL UIL Calabria chiede a gran voce che i milioni di euro stanziati non scivolino via dal territorio, ma creino un indotto occupazionale stabile, qualificato e soprattutto locale.
La richiesta alle istituzioni e ad ANAS è quella di valorizzare le maestranze calabresi, investendo sulla formazione continua attraverso il sistema bilaterale dell’edilizia. L’obiettivo finale è ambizioso ma non negoziabile: trasformare il cantiere della nuova SS 106 nel manifesto di una Calabria diversa. Una Calabria capace di coniugare la modernità infrastrutturale con la dignità del lavoro e la trasparenza dello Stato.





