Cultura

Maturità in Calabria, tra primati e paradossi

Suona la campanella dell’ultimo miglio. Per 18.055 studenti calabresi, la prima prova scritta segna l’inizio della Maturità, un rito di passaggio sospeso tra il fascino del futuro e le contraddizioni storiche di un territorio complesso. La Calabria si presenta all’appuntamento spaccata a metà. Da un lato, brilla la costellazione delle sue eccellenze accademiche; dall’altro, pesano come macigni i divari strutturali che continuano a frenarne il riscatto sociale.

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I numeri fotografano una realtà sorprendente. Con il 96,6% dei candidati ammessi all’esame, la selezione interna si rivela rigorosa ma complessivamente solida. Eppure, è guardando ai dati storici recenti che emerge il vero paradosso calabrese. Nel 2025, la regione si è laureata “regina delle eccellenze” d’Italia: il 6,1% dei diplomati ha ottenuto il massimo dei voti con lode, mentre il 12% ha tagliato il traguardo del 100. Quasi un maturando su cinque ha raggiunto l’apice della valutazione. Un primato straordinario.

Tuttavia, dietro la scintillante vetrina dei voti eccellenti, si allungano le ombre di una frattura profonda. La Calabria combatte ancora contro un tasso di abbandono scolastico preoccupante — sebbene in costante discesa rispetto al 14% registrato nel 2021 — e i rapporti Invalsi continuano a certificare un divario sistematico nelle competenze di base rispetto al resto del Paese. Una scuola a due velocità, capace di forgiare menti brillantissime ma ancora in affanno nel garantire un’equità diffusa.

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In questo scenario di contrasti, l’esame si spoglia della sua natura puramente burocratica per riscoprire una forte valenza etica e civile. “La maturità non coincide con la semplice dimostrazione di quanto si ricorda, ma con la capacità di attribuire significato alle conoscenze”, sottolinea con forza il professor Romano Pesavento, presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU). In un’epoca dominata dall’iper-connessione e dalla disinformazione, la scuola deve farsi baluardo di pensiero critico. L’appello del CNDDU ai maturandi non è un semplice augurio di circostanza, ma un invito a considerare il sapere come uno strumento di responsabilità civile e democrazia. Il voto finale, dopotutto, è solo un numero. La vera maturità risiede nella capacità di dialogare, di esercitare il dubbio e di difendere la dignità umana. Un ringraziamento speciale va anche a tutta la comunità educante — dirigenti, docenti, personale ATA e famiglie — che ogni giorno sostiene questo delicato cammino di crescita.

A fare eco a questa visione umanistica della scuola sono le parole cariche di empatia di Eulalia Micheli, che si rivolge direttamente ai ragazzi per disinnescare l’ansia da prestazione: “Non lasciatevi sopraffare dalla paura. L’esame non misura quanto valete come persone. Misura solo quanto avete imparato a raccontare voi stessi. E voi avete tanto da raccontare”.

È un invito a respirare, a guardare la commissione negli occhi e a parlare con la consapevolezza del proprio percorso. L’errore non è una sconfitta, ma un tassello fondamentale dell’apprendimento. La curiosità rimane il regalo più prezioso che gli anni sui banchi possano lasciare in dote. La sfida per la Calabria di domani comincia oggi, nelle aule d’esame, dove una nuova generazione è chiamata a scrivere la propria pagina di storia. Non con l’ansia di sapere già tutto, ma con il coraggio di provare, sbagliare e ricominciare.

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