La cultura arbëreshe conquista l’Europa: è boom di visite al MUZÉ di Pallagorio.
Dal Kosovo al Belgio, cresce il turismo delle radici nel borgo crotonese. Il presidente di Fili Meridiani, Bonanno: «Il nostro spazio è un ponte sospeso tra memoria e futuro».
PALLAGORIO (Crotone) – C’è chi viaggia per riscoprire un’antica identità familiare rimasta sopita per generazioni e chi, semplicemente, si lascia guidare dalla curiosità verso una delle minoranze etno-linguistiche più affascinanti d’Italia. Quel che è certo è che l’Arbëria calabrese non è mai stata così vicina al resto del mondo. Nelle ultime settimane, il borgo di Pallagorio è diventato un piccolo crocevia internazionale grazie al flusso costante di visitatori giunti al MUZÉ – Spazio Arbëria da Albania, Kosovo, Germania, Belgio e da numerose regioni italiane.
Un dinamismo che conferma la crescita di un turismo culturale e “delle radici” sempre più consapevole, capace di destagionalizzare i flussi e di accendere i riflettori sulle aree interne della Calabria.
Un viaggio tra memoria e contemporaneità
Il MUZÉ non si propone come una fredda esposizione di cimeli del passato, ma come un organismo vivo. Le motivazioni che spingono i turisti a varcare la soglia dello spazio espositivo di Pallagorio sono molteplici: per molti cittadini balcanici si tratta di un ricongiungimento ideale con una diaspora storica; per i turisti europei rappresenta invece la scoperta di un patrimonio immateriale fatto di lingua, riti e costumi tradizionali che si sono conservati intatti per oltre cinque secoli.
Il percorso museale si snoda così tra la valorizzazione della memoria storica e la narrazione della contemporaneità arbëreshe, offrendo ai visitatori chiavi di lettura inedite per comprendere l’identità del territorio.
Il valore dell’accoglienza: «Molto più di un museo»
A guidare questa scommessa culturale è l’associazione Fili Meridiani APS, che gestisce lo spazio con l’obiettivo di trasformare la tutela dell’identità in un volano di sviluppo locale e di marketing territoriale.
«Ogni visita al MUZÉ è molto più di un semplice ingresso in uno spazio culturale: è un vero e proprio incontro», spiega con soddisfazione Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani. «Vedere arrivare persone dall’Albania, dal Kosovo, da diversi Paesi europei e da tante parti d’Italia ci conferma che l’Arbëria ha una voce potente, capace di parlare ben oltre i propri confini geografici. Vogliamo che il MUZÉ continui a essere una porta aperta sul nostro territorio, un luogo in cui le persone possano ritrovarsi, conoscersi e tessere nuovi legami».
Una rete che unisce i territori
Il lavoro di Fili Meridiani punta a fare rete, partendo da Pallagorio per abbracciare l’intera mappa dell’Arbëria calabrese. L’obiettivo a lungo termine è consolidare un modello di accoglienza integrata che possa generare ricadute economiche e sociali concrete per l’intera comunità, dimostrando che la cultura e la storia locale sono risorse preziose su cui investire per contrastare lo spopolamento dei piccoli borghi.
In un’epoca di globalizzazione standardizzata, l’esperienza del MUZÉ dimostra che l’autenticità e la specificità culturale rimangono i veri elementi di attrazione per il turismo del futuro. Una storia di riscatto e di apertura che continua a scrivere, giorno dopo giorno, nuovi capitoli.





