PROCESSO GLICINE-ACHERONTE / In aula le richieste dell’accusa – Tormenta giudiziaria in Calabria: la Dda chiede 21 anni per Sculco e 6 per l’ex governatore Oliverio
CROTONE – Si avvia verso una svolta cruciale il processo “Glicine-Acheronte”, in corso con rito ordinario davanti ai giudici del Tribunale di Crotone. Al termine di una complessa requisitoria, la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha tracciato il quadro delle responsabilità penali sollecitate per gli imputati, delineando la mappa delle condanne ritenute congrue dall’accusa.
In cima alla lista delle richieste figura Vincenzo “Enzo” Sculco, per il quale il pubblico ministero Alessandro Rho ha sollecitato una pena di 21 anni di reclusione. Per l’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, la procura ha invece chiesto una condanna a 6 anni di carcere. La posizione della Dda è netta: il pm ha formulato richieste di condanna per ben 96 dei 100 imputati alla sbarra. Tra i nomi di spicco coinvolti nella vicenda spiccano anche quelli di Giancarlo De Vona (per cui sono stati chiesti 14 anni), Flora Sculco (5 anni), Nicola Adamo e Sebastiano Romeo (4 anni e 6 mesi ciascuno).
Secondo l’impianto accusatorio sostenuto in aula, Enzo Sculco avrebbe ricoperto il ruolo di regista di un articolato sistema politico-affaristico, strutturato per condizionare l’agire della pubblica amministrazione, condizionando nomine strategiche e l’assegnazione degli appalti. Un quadro delineato in maniera dettagliata dal rappresentante dell’accusa, il quale ha tuttavia ridimensionato la portata formale della contestazione, chiedendo di escludere l’aggravante delle modalità mafiose.
Il procedimento penale entra ora nella sua fase successiva: la parola passerà ai collegi difensivi per le rispettive arringhe. I tempi della giustizia si preannunciano tuttavia ancora lunghi: la sentenza di primo grado è attesa soltanto nel 2027. Bisogna sottolineare che le quantificazioni e le richieste avanzate dal pubblico ministero rappresentano esclusivamente la posizione dell’accusa e non costituiscono in alcun modo un’attestazione di colpevolezza, che potrà essere stabilita soltanto da una decisione definitiva del tribunale.





