Teresa Gullace: La Martire Calabrese che Ispirò “Roma Città Aperta” e il Simbolo della Mimosa
La sua tragica morte divenne l’emblema della Resistenza femminile. La scena straziante di Anna Magnani nel capolavoro di Rossellini è un omaggio alla sua storia, e un gesto spontaneo sul suo corpo senza vita potrebbe aver consacrato la mimosa come fiore dell’8 marzo.
ROMA – Milioni di spettatori in tutto il mondo si sono commossi davanti alla corsa disperata di “Sora Pina”, interpretata da una magnifica Anna Magnani, che urla il nome del marito prima di essere falciata dai colpi dei soldati tedeschi. È la scena madre di “Roma città aperta”, il film-simbolo del Neorealismo di Roberto Rossellini. Pochi sanno, però, che dietro quella finzione cinematografica si cela una storia vera, ancora più tragica: il martirio di Teresa Talotta, vedova Gullace, una donna calabrese di 38 anni, madre di cinque figli e in attesa del sesto.
Nata a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, l’8 settembre 1906, Teresa si era trasferita a Roma con il marito Girolamo, un operaio edile. Durante l’occupazione nazista della capitale, il 3 marzo 1944, Girolamo fu arrestato durante un rastrellamento e destinato alla deportazione in Germania. Teresa, venuta a conoscenza della sua prigionia in una caserma di viale Giulio Cesare, si precipitò sul posto nel tentativo di parlargli un’ultima volta, di passargli un fagotto con del pane. Fu in quel momento che un soldato della Wehrmacht, senza un apparente motivo, le sparò a bruciapelo, uccidendola.
Il suo assassinio scatenò un’ondata di indignazione e commozione in tutta la città. Il corpo di Teresa divenne immediatamente un simbolo della brutalità nazifascista e della resistenza popolare. L’Unione Donne Italiane (UDI), allora legata al Partito Comunista, ne fece un’eroina, un’icona della lotta per la libertà. Il suo nome è stato poi onorato con l’intitolazione di strade e scuole, non solo a Roma ma in tutta Italia.
In occasione della Festa della Donna dell’8 marzo 2026, la sua figura è tornata a essere celebrata con forza sui social media, ricordando il suo sacrificio come uno dei pilastri su cui è stata costruita la Repubblica Italiana. Un dettaglio, in particolare, lega la sua storia a uno dei simboli più amati della ricorrenza. Si narra che il suo corpo, riverso sull’asfalto quel 3 marzo, fu spontaneamente ricoperto da passanti con rami di mimosa, già in piena fioritura. Questo omaggio popolare potrebbe aver ispirato, nel 1946, la scelta dell’UDI e delle parlamentari della Costituente di adottare proprio la mimosa come fiore ufficiale dell’8 marzo, unendo il ricordo del suo sacrificio a quello di tutte le donne cadute.
Insignita della Medaglia d’oro al merito civile, Teresa Gullace è stata commemorata anche da Poste Italiane con due francobolli, emessi nel 1988 e nel 1995. Nella sua Cittanova, le sono state dedicate una via e una scuola materna.
Oggi, l’Università delle Generazioni di Badolato Marina lancia un appello alle scuole e alle associazioni calabresi affinché la memoria di figure come Teresa Gullace venga trasmessa alle nuove generazioni. “Conoscere gli uomini e le donne che hanno onorato la Calabria e l’Italia,” si legge in una nota, “è fondamentale non solo per un dovere di identità, ma per rafforzare l’orgoglio delle proprie origini e ispirare le generazioni future”. Un invito a riscoprire, come esorta il filosofo Salvatore Mongiardo, “gli immensi giacimenti storico-culturali della Calabria, che riservano sempre grandi sorprese di cui andare fieri”.




