Polizia
Cronaca

Usura ed estorsione a Reggio Calabria: 8 misure cautelari, coinvolti anche due pubblici ufficiali.

REGGIO CALABRIA – Un’operazione congiunta del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e della Questura di Reggio Calabria ha smantellato un presunto sodalizio criminale dedito a usura, estorsione e atti persecutori, eseguendo misure cautelari nei confronti di otto persone. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica locale, ha portato a due arresti in carcere, due ai domiciliari, due divieti di avvicinamento alle vittime e due sospensioni dal pubblico ufficio per un anno a carico di due membri delle Forze dell’ordine e delle Forze Armate.

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Contestualmente, è stato eseguito un sequestro preventivo di oltre 150 mila euro, considerato il profitto illecito delle attività di usura.

L’indagine: un incubo nato dai debiti

L’inchiesta è scaturita dalle denunce presentate da due persone che, a causa di gravi difficoltà economiche, si erano rivolte a un soggetto catanese per ottenere dei prestiti. Da quel momento, per loro e le loro famiglie, è iniziato un incubo. Gli indagati avrebbero preteso la restituzione di somme sproporzionate rispetto al credito concesso, arrivando a chiedere l’intestazione degli immobili di proprietà delle vittime attraverso un sistema di minacce continue e violente.

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Il modus operandi: minacce, violenze e atti intimidatori

Le investigazioni, condotte dalla Squadra Mobile e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Villa San Giovanni, hanno raccolto gravi indizi di reità a carico dei due principali indagati, ora in carcere. Questi, approfittando dello stato di bisogno delle vittime, avrebbero agito da mediatori per la concessione di finanziamenti, pretendendo per sé un compenso esorbitante, pari a una quota tra un terzo e la metà del capitale finanziato.

Per costringere le vittime a pagare, non esitavano a ricorrere a minacce di morte esplicite (“ti affogo”, “ti sparo”, “se denunci io ti ammazzo”) e a violenze fisiche, documentate in almeno tre occasioni. La persecuzione si è spinta fino a gesti macabri e intimidatori:

  • Un finto manifesto funebre con le generalità di una delle vittime è stato pubblicato sullo stato WhatsApp di uno degli usurai.
  • L’auto in uso a una delle persone offese è stata data alle fiamme.
  • Alcuni animali sono stati uccisi presso l’abitazione di una delle vittime.

La rete di complici: familiari e “talpe” in divisa

Il sistema criminale si avvaleva di una rete di supporto ben strutturata. Due persone, ora ai domiciliari, sono accusate di aver aiutato a rintracciare le vittime mettendo a disposizione le proprie competenze tecnologiche. Anche le mogli dei due principali indagati sono coinvolte, destinatarie di un divieto di avvicinamento per aver fornito supporto morale e materiale ai mariti, esercitando pressioni psicologiche sulle mogli delle vittime e dando consigli su come eludere le indagini.

Particolarmente inquietante è il ruolo dei due soggetti appartenenti alle Forze dell’ordine e alle Forze Armate, ora sospesi dal servizio. Dietro compenso, avrebbero abusato del loro status per localizzare le persone offese, effettuando appostamenti e fornendo agli usurai strumentazione in dotazione esclusiva ai loro corpi, come microcamere e rilevatori GPS.

L’operazione odierna mette in luce un sistema studiato per intrappolare le vittime in un circolo vizioso, dove l’unica via d’uscita proposta era contrarre nuovi debiti per pagare i precedenti, aggravando una situazione già disperata. Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità degli indagati sarà accertata solo con una sentenza irrevocabile di condanna.