Cronaca

Maxi sequestro della Guardia di Finanza: 1,3 milioni di euro confiscati a due esponenti della ‘ndrangheta reggina

Un’importante operazione della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto dello Scico, ha portato al sequestro di un patrimonio del valore di circa 1,3 milioni di euro, riconducibile a due figure di spicco legate alla ‘ndrangheta. L’intervento, coordinato dal Comando Provinciale, ha smantellato un impero economico che si estendeva tra Calabria, Lazio e Lombardia, costruito attraverso attività illecite.

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Nel mirino degli inquirenti sono finiti Cosimo Cannizzaro, noto come “Spagnoletta”, e Giuseppe Bagnato, detto “Pinuccio”. Entrambi, originari del versante tirrenico reggino e legati da vincoli di parentela, erano già stati condannati in primo grado a 14 e 15 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta “Eyphemos” per associazione di stampo mafioso e altri gravi reati.

Le indagini hanno delineato i ruoli chiave dei due soggetti all’interno dell’organizzazione criminale. Cannizzaro era considerato un uomo di collegamento fondamentale, incaricato di mantenere le relazioni con affiliati a livello nazionale e internazionale, con contatti che si estendevano fino all’Australia. Era inoltre responsabile della gestione delle estorsioni ai danni degli imprenditori della zona. Bagnato, d’altra parte, era visto come una figura carismatica, capace di fondare una nuova “locale” di ‘ndrangheta.

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L’operazione “Eyphemos”, avviata nel 2020 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, aveva già fatto luce sull’operatività della cosca di Sant’Eufemia d’Aspromonte e sui suoi stretti legami con il potente clan degli “Alvaro” di Sinopoli. Le indagini patrimoniali successive hanno rivelato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati dai due imprenditori e il loro reale tenore di vita, concentrato principalmente nel settore dell’edilizia.

Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura, ha portato al sequestro di un vasto complesso di beni situati nelle province di Reggio Calabria, Roma e Milano. Tra gli asset confiscati figurano tre ditte individuali e due imprese attive nei settori dell’edilizia, dell’energia e della contabilità, oltre a quote societarie, immobili e numerosi rapporti bancari, finanziari e assicurativi.

Mentre il percorso giudiziario di Giuseppe Bagnato si è concluso con il suo decesso nel 2024, la posizione di Cosimo Cannizzaro è ora al vaglio della Corte di Cassazione. La sentenza definitiva, attesa per il 17 febbraio, segnerà un punto fermo in uno dei filoni più importanti del processo “Eyphemos”.