Salute

Ospedale di Polistena, due facce della stessa medaglia: l’allarme chiusura per Rianimazione, l’eccellenza del percorso oncologico

POLISTENA – Un ospedale a due velocità, sospeso tra l’allarme per l’imminente chiusura di un reparto vitale e l’eccellenza di un servizio che, grazie alla sinergia con il volontariato, riduce le attese e umanizza le cure. È la fotografia complessa e contraddittoria del presidio ospedaliero di Polistena, che da un lato affronta una crisi strutturale e dall’altro coltiva un modello di sanità virtuoso.

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L’allarme del Sindaco: “Rianimazione a rischio, senza personale non c’è futuro”

A lanciare l’allarme è il sindaco di Polistena, Michele Tripodi, che esprime “forte preoccupazione” per il futuro del reparto di Anestesia e Rianimazione. Secondo le notizie raccolte dal primo cittadino, l’impossibilità di rinnovare le proroghe contrattuali ai liberi professionisti, unita all’assenza temporanea di alcuni medici cubani, sta creando un “grave disagio organizzativo”.

Il rischio, sottolinea Tripodi, è concreto e gravissimo: senza anestesisti e rianimatori, anche gli interventi chirurgici programmati potrebbero essere sospesi. “Siamo di fronte a una condizione di sofferenza che si aggrava ulteriormente,” dichiara il sindaco, evidenziando come questa emergenza metta a nudo i limiti di una visione politica regionale “miope”, incapace di investire in soluzioni stabili e durature.

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“Affrontare le emergenze ‘alla giornata’, senza strategie e prospettive certe, non è più sostenibile,” prosegue Tripodi. “Altro che promesse di nuove strutture! Senza personale medico e paramedico la sanità della Piana non ha futuro.” La richiesta è dunque pressante e rivolta ai vertici dell’ASP e della Regione Calabria: “Chiediamo di sapere se la notizia della chiusura è fondata e quali misure immediate e strutturali si intendano assumere per garantire continuità assistenziale e sicurezza.”

La risposta virtuosa: Radiologia e volontariato, un modello per i pazienti oncologici

In questo quadro di forte incertezza, emerge però una storia di segno opposto che arriva dagli stessi corridoi dell’ospedale. È quella della Struttura Operativa Complessa di Radiologia, diretta dal dottor Domenicantonio Cordopatri, che rappresenta un’eccellenza riconosciuta per l’intero bacino di 180.000 abitanti della Piana di Gioia Tauro.

Qui, la sfida contro il tempo nella cura dei pazienti oncologici è stata vinta. Grazie a un percorso dedicato, attivo da undici anni e potenziato dalla collaborazione con le associazioni La Danza della Vita Onlus e La Fenice, i pazienti che necessitano di Tac di stadiazione o controllo possono accedere all’esame in pochi giorni, bypassando le lunghe liste d’attesa del sistema pubblico.

“Il nostro obiettivo è umanizzare i servizi sanitari,” spiega il dottor Cordopatri. “Un paziente non può essere trattato come un numero.” Con due sedute pomeridiane a settimana e un team altamente qualificato, il reparto non solo accelera le diagnosi, ma spesso consegna il referto il giorno stesso dell’esame. Negli ultimi due anni, questa rete ha permesso a oltre 200 pazienti di accedere rapidamente alle cure.

Un ruolo cruciale è svolto dal volontariato. “Il tempo non è amico della persona oncologica,” afferma Irene Cannata, tecnico di radioterapia e membro dell’associazione La Fenice. “Più si aspetta, peggio è. Il lavoro del dottor Cordopatri ci permette, simbolicamente, di sbattere la porta in faccia alla malattia.”

La sinergia tra sanità pubblica, professionisti dedicati e terzo settore dimostra come sia possibile costruire reti di assistenza efficaci, capaci di restituire centralità alla persona. Un modello di successo che stride con la precarietà denunciata dal sindaco, lasciando aperto un interrogativo cruciale: perché l’eccellenza rimane un’eccezione e non diventa la regola per l’intero sistema sanitario?

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