Ponte sullo Stretto: un Decreto per Esautorare i Controlli della Corte dei Conti?
Un’ombra si allunga sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Una bozza di decreto-legge, pronta per essere discussa in Consiglio dei Ministri, sta sollevando un polverone di polemiche. A lanciare l’allarme sono quattro delle principali associazioni ambientaliste italiane – Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf – che denunciano un tentativo di neutralizzare il controllo di legittimità della Corte dei Conti su una delle opere più discusse del Paese.
Il cuore del provvedimento risiede nella nomina di un commissario straordinario con il compito di riavviare l’iter per una nuova delibera del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile). Il nome designato è quello di Pietro Ciucci, attuale amministratore delegato della società Stretto di Messina S.p.A., l’ente incaricato della realizzazione dell’opera. Questa scelta solleva immediatamente un “clamoroso” conflitto di interessi, secondo le ONG, poiché il controllore coinciderebbe con il proponente del progetto.
Ma l’aspetto considerato più grave è un altro. Il testo del decreto, infatti, escluderebbe esplicitamente dalla valutazione della magistratura contabile “gli atti e i documenti, presupposti o comunque richiamati” dalla delibera stessa. In pratica, la Corte dei Conti potrebbe esaminare solo l’atto finale, senza poter entrare nel merito dei pareri, degli studi e delle valutazioni che ne costituiscono le fondamenta. Proprio quei documenti che, in passato, avevano fatto emergere criticità significative verrebbero così sottratti a un vaglio di legittimità.
A completare il quadro, il decreto introdurrebbe uno “scudo erariale” che proteggerebbe tutti i soggetti coinvolti, inclusi il Ministro Salvini e lo stesso Ciucci, da eventuali accuse di danno erariale per colpa grave, limitando la responsabilità al solo caso di “dolo”.
Questa mossa appare come una risposta diretta alla bocciatura che la stessa Corte dei Conti aveva inflitto a una precedente delibera lo scorso ottobre. In quell’occasione, i magistrati avevano rilevato violazioni delle norme europee sugli appalti, sostenendo l’impossibilità di resuscitare l’appalto originario del 2005, affidato al consorzio Eurolink, a fronte di modifiche sostanziali e di un aumento dei costi superiore al 50%. Con il nuovo decreto, questo ostacolo potrebbe essere aggirato, impedendo alla Corte di contestare la mancata indizione di una nuova gara.
Il governo, dal canto suo, sembra puntare su un “dialogo strutturato con la Commissione europea” per ottenere una sorta di via libera informale da Bruxelles, una procedura che, secondo gli esperti, non avrebbe valore di legge.
Le associazioni ambientaliste hanno già chiesto il ritiro della norma, definendola un pericoloso precedente che mina i principi di trasparenza e controllo democratico. Il provvedimento, inoltre, non riguarderebbe solo il Ponte, ma estenderebbe il modello del commissariamento con poteri speciali anche ad altre grandi opere, come il traforo del Gran Sasso e diverse tratte autostradali, delineando un approccio che favorisce la rapidità esecutiva a discapito dei controlli di garanzia.

